Il piccolo Giuseppe è stato ucciso di botte dal compagno della madre, un venditore ambulante che ha massacrato lui e la sorella anche a colpi di scopa. Italianissimo. E violento. La bambina, 8 anni, è tuttora ricoverata all’ospedale Santobono di Napoli ma se la caverà, mentre per il fratellino di 7 anni non c’è stato nulla da fare. Gli agenti di polizia, allertati dal 118, lo hanno trovato senza vita su un divano. Una morte che ha scosso il comune di Cardito, 20mila anime a 20 chilometri da Napoli e che, con tutta probabilità, si sarebbe potuta evitare. La madre del bambino, Valentina Caso, messa alle strette dagli inquirenti ha confermato il racconto della figlia maggiore: “Tony sembrava un diavolo. Ho cercato di fermarlo, ma non ci sono riuscita”. Non c’è riuscita né durante il massacro, né prima. Nonostante i segnali, che pure ci sono stati. Lo raccontano i vicini, delle liti in strada e delle botte. Dopo la tragedia davanti alla casa una folla ha inveito contro quella mamma. Ma lei non ha fatto trapelare alcuna emozione. Il pm Paola Izzo l’ha interrogata per ore prima che cedesse e raccontasse la verità, così drammaticamente diversa dei primi istanti (“non mi sono accorta di nulla”) e da quella del convivente (“sono caduti dalle scale”), più volte cambiata, fino a diventare “forse l’ho colpito con un calcio, una mazza di legno…non so bene”.

CHI È IL PRESUNTO OMICIDA – Tony Essobdi Bedra, il 24enne sottoposto a provvedimento di fermo per tentato omicidio aggravato e per l’omicidio volontario aggravato del piccolo trovato morto nell’appartamento di Cardito (Napoli) ha qualche precedente per reati contro il patrimonio. La mamma, la signora Anna, oggi frequenta la chiesa di Crispano, a pochi chilometri da Cardito. A raccontarlo a ilfattoquotidiano.it è don Maurizio Patriciello, parroco del Parco verde della vicina Caivano. “Conosco la mamma e il fratellino di Tony – spiega – che, quando celebro la messa a Crispano, mi aiuta facendo il chierichetto. È un bambino buono ed educato. Tony ha anche una sorella. Sono italianissimi, a dispetto di quanto nelle ultime ore è stato scritto su social, scatenando i peggiori commenti. Il padre non era italiano, ma loro non lo vedono da diversi anni”. La mamma e il fratello del 24enne sono stati aiutati per alcuni anni dai Servizi sociali del Comune di Cardito, come ha confermato anche il sindaco Giuseppe Cirillo. La donna avrebbe avuto problemi di alcol, così come il padre di Tony, che aveva origini marocchine. “Diversi anni fa è partito per la Tunisia – dice don Patriciello – e di lui si sono perse le tracce. In realtà nessuno sa se sia morto o cosa gli sia accaduto”. La donna, rimasta con i figli e con problemi economici, è riuscita a superare il momento difficile “anche grazie all’aiuto del parroco di Crispano, don Adriano Police. Oggi lei è sempre in chiesa e cerca di dare una mano”. Nel 2013 la signora Anna si è trasferita definitivamente proprio nel comune del napoletano (non distante da Cardito) dove lo stesso Tony ha ancora la residenza. “Non so cosa sia scattato per arrivare a tanto – commenta don Patriciello – forse la povertà, il degrado, la rabbia che Tony non è riuscito a gestire”.

QUELLE VIOLENZE PER LE ATTENZIONI AI FIGLI – Il 24enne era andato a vivere a Cardito a settembre 2018, insieme a Valentina Caso, originaria di Massa Lubrense, vicino Sorrento, e ai suoi tre figli di 8, 7 e 4 anni, tutti avuti dal primo matrimonio. Solo le indagini potranno stabilire se il ragazzo avesse problemi di alcol o se fosse lucido quando ha massacrato di botte i due figli maggiori della compagna. Di certo i tre bambini erano già stati diverse volte al centro di liti tra i due conviventi. Secondo il 24enne la donna prestava molte, troppe attenzioni a quei figli non suoi. Le liti si consumavano tra le mura di casa, ma non solo. Tant’è che alcuni vicini hanno raccontato di aver assistito a litigi in strada e di essere dovuti intervenire perché Tony picchiava la compagna. Eppure la donna non aveva mai denunciato le violenze. Probabilmente la situazione era degenerata negli ultimi tempi.

IL SINDACO: “SIAMO SOTTO SCHOCK” – “Mi hanno riferito che la coppia viveva a Cardito da sei mesi –  racconta a ilfattoquotidiano.it il sindaco Giuseppe Cirillo – ma noi non abbiamo mai avuto nessuna segnalazione, non potevamo immaginare. Avevamo conosciuto Tony, perché quando era piccolo viveva a Cardito con la mamma e la sua famiglia era stata seguita dai Servizi sociali. Siamo sconvolti, anche perché qui ci conosciamo tutti. Stiamo vivendo un dolore troppo grande”. Il sindaco ha già annunciato che nel giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino. Ora la priorità sono i bambini, “tutti mi stanno fermando per strada, per mettersi a disposizione e offrire il loro aiuto”. “Mi metterò al lavoro – ha scritto su Facebook Cirillo – e insieme all’amministrazione attiveremo tutte le misure che la legge ci consente. Insieme al settore Politiche sociali agiremo affinché i due bambini superstiti non si sentano soli e abbandonati”. hTw4al2v[/ jwplayer]

MIGLIORANO LE CONDIZIONI DELLA BAMBINA – Nel frattempo migliorano le condizioni della sorella maggiore di Giuseppe. “Lavoro in pronto soccorso pediatrico da trent’anni, pensavo di averle viste tutte, ma quello che ho visto ieri è la scena più raccapricciante a cui ho mai assistito” ha dichiarato all’Ansa Vincenzo Tipo, primario del Pronto occorso del Santobono di Napoli. In ospedale la bambina era arrivata in condizioni gravi, con segni di percosse soprattutto al volto e al cranio. La piccola si trova ancora nel Reparto di Neurochirurgia ed è sotto sorveglianza. Gli esami diagnostici hanno escluso lesioni cerebrali e degli organi interni. Al momento non risulta che parenti si siano presentati all’ospedale. Solo ieri sera si è presentata una donna, dicendo di essere la zia della bambina: è stata allontanata e interrogata dalla polizia. La piccola ancora non sa che il fratellino è morto. Per lei è troppo presto.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Qui a Siracusa davanti alla Sea Watch 3 che non sbarca e alla Sicilia da cui si scappa

prev
Articolo Successivo

Torino, gli animalisti occupano il mattatoio e si incatenano. I poliziotti li trascinano via per liberare l’impianto: 97 denunce

next