Gli apostoli sul tetto di Notre Dame, gli apostoli di Parigi. Dodici statue in rame alla base della flèche, che guardavano verso la città. Per questo sono diventati, nell’immaginario collettivo, gli angeli custodi della città. Ma mentre la cattedrale bruciava, le statue non c’erano: solo pochi giorni fa erano state rimosse per consentire i lavori di restauro. C’è chi ha tirato un sospiro di sollievo, felice del fatto che le statue siano scampate alla distruzione e chi, lasciandosi suggestionare dalla leggenda, fa notare il tragico tempismo: per la prima volta vengono rimosse le statue “guardiane” della città e pochi giorni dopo la cattedrale viene devastata dal fuoco.

Le statue sono state realizzate nell’Ottocento da Adolphe-Victor Geoffroy-Dechaume. Sono in tutto sedici – i dodici apostoli più i quattro evangelisti, raffigurati dai loro simboli – ed erano disposte in quattro gruppi alla base della guglia, in modo da poter essere viste da qualunque angolazione. La particolarità è che tutte guardano verso i tetti di Parigi (da qui la leggenda che le vuole protettrici della città) tranne una: quella di San Tommaso, che ha lo sguardo rivolto all’insù, verso la guglia. Per questo il suo volto ha le fattezze di Eugène Viollet-le-Duc, l’architetto che l’ha progettata.

Per la prima volta in quasi 150 anni di storia, l’11 aprile le statue in rame sono state rimosse per consentire i lavori di rinnovamento, proprio quelli da cui sembra, dalle prime ipotesi, siano partite le fiamme. Ogni statua è alta tre metri e pesa 250 chili: per agevolare le operazioni è stato necessario separare la testa dal corpo e trasportarle “in volo” da una gru alta 120 metri. Gli apostoli di rame sono poi state trasportati nel sud della Francia per essere restaurati. Sarebbero dovuti tornare a casa nel 2022. Un’operazione complicata, ma spettacolare, che per dieci ore ha tenuto i francesi con il naso all’insù a guardare le statue volare sopra le loro teste. “Un momento magico” aveva scritto la diocesi di Parigi in un tweet.

Ma sul web c’è chi, oltre a lasciarsi suggestionare dalla coincidenza, si spinge oltre verso la teoria del complotto. La rimozione delle statue in realtà non è avvenuta subito prima dell’incendio – come insinua qualcuno sui social – ma faceva parte di un piano concordato in largo anticipo e messo a punto la scorsa settimana.

C’è un’altra coincidenza che fa sfumare la realtà nel mito: Victor Hugo aveva già immaginato e descritto l’incendio di Notre Dame in un passaggio del suo romanzo. “Il clamore era straziante – aveva scritto – In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c’era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo”.