Quante storie abbiamo sentito raccontare, e non solo sui social, su donne che hanno timore di ‘confessare’ la propria gravidanza al datore di lavoro per paura di perderlo, il loro amato lavoro? Una storia al contrario arriva da Mogliano Veneto, Treviso, e la racconta Il Gazzettino, riprendendo quanto pubblicato una pagina Facebook:  Riccardo Pistollato, 36enne titolare di AgriCenter, azienda di articoli per il giardinaggio, l’orto e l’agricoltura ha assunto a tempo indeterminato una sua impiegata 28enne proprio nel momento in cui lei gli ha confessato di aspettare un bambino. “Nell’ottobre del 2017, a due mesi dal termine del suo contratto part-time, mi ha detto di essere in dolce attesa. Mi ha dato fiducia mettendosi in una situazione potenzialmente vulnerabile ma se si dà onestà, si incassa onestà. Spesso gli imprenditori vengono dipinti come approfittatori che pensano solo a fare soldi sulle spalle dei dipendenti. Non è così. Solo creando una squadra e responsabilizzando i propri collaboratori è possibile lavorare uniti per un obiettivo comune”: queste le parole di Pistollato.

Ma questa storia è un caso abbastanza raro tanto che proprio sulla pagina Facebook dove l’imprenditore l’ha raccontata, Sei di Mogliano Veneto se, è nato un acceso dibattito. “Tempo fa scrissi di conoscere una donna in dolce attesa che non poteva dirlo a nessuno perché le scadeva il contratto di lavoro- ha scritto Antonio, un utente – bene, quella donna ha voluto comportarsi onestamente. Lo ha detto al datore di lavoro prima che le rinnovassero il contratto. L’hanno lasciata subito a casa“. Da lì, decine e decine di commenti compreso quello dello stesso Pistollato: “Anche a me è successa la stessa cosa. Avrebbe potuto stare zitta fino al rinnovo del contratto. Era all’inizio della gravidanza: nessuno se ne sarebbe mai accorto. Come datore di lavoro ho immensamente apprezzato l’onestà e l’ho assunta”.

Ma l’imprenditore non si è limitato a questo perché una volta rientrata dalla maternità la donna si è trovata anche promozione perché la donna “si è sempre dimostrata disponibile e nel periodo di assenza ha fornito tutte le informazioni necessarie alla sua sostituta”. “Spero di essere un buon esempio, su queste questioni si sentono spesso brutte notizie. Ma non funziona dappertutto allo stesso modo. Se non si vede il dipendente come un semplice lavoratore fine a sé stesso, è possibile ricevere qualcosa in cambio che consente di creare una vera squadra. Vale nelle piccole e medie imprese, ma, pur a settori, dovrebbe essere lo stesso anche in quelle grandi”.

 

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