“Quel pugno mi ha rotto il naso, ma poteva andarmi molto peggio”. Dado — al secolo Gabriele Pellegrini, anni 45 — non ha alcuna voglia di ridere. Per una sera, racconta Repubblica che ne ha raccolto la denuncia, non è stato il comico di Zelig, ma il padre di una figlia 14enne bullizzata e stalkerizzata per mesi da un ex fidanzatino di 17, fino al pugno di venerdì sera sotto la casa dell’Eur, a Roma, raccontato in una denuncia ai carabinieri. Trenta giorni di prognosi, e l’urgenza di raccontare “questa storia di ordinario bullismo perché fatti del genere non si ripetano”. Nell’intervista il comico spiega che è nata come i primi amori di scuola, di quelli un po’ tempestosi con un ragazzino che ad Alice pare il classico “bello e dannato”. I due si prendono e si mollano, poi insulti e minacce all’indirizzo di lei tramite i social. Poi la gomma della macchina bucata, Alice con gli occhiali da sole spaccati nel cortile della scuola.

Fino alla notte sabato, quando il ragazzo si presenta sotto casa. Urla dal cortile dove Alice era rimasta in strada a giocare con i suoi amici, lui che provoca il padre: “scendi che ti meno”. Gabriele Pellegrini, che in anni non lontani fu testimonial della Giornata contro il bullismo con Baglioni, Fiorello, i Negramaro, e ha tre figli, scende avvertendo i carabinieri. Il ragazzo è in auto e cerca di investire “Dado” che si sposta e si becca però un pugno dal finestrino. L’altro scappa, il comico passa la notte in ospedale.

Oltre alla denuncia ai carabinieri ne fa una pubblica, mostrando la sua foto col naso sanguinante. Spiega di aver tentato (inutilmente) di far ragionare i genitori del ragazzo prima che la cosa degenerasse, senza trovare la disponibilità che sperava. Anche da qui arriva il suo messaggio di allarme rivolto a modelli e messaggi della tv dove il “degrado culturale” impera.  “Questi ragazzi non distinguono la realtà dalla fiction, la trap dal rap e il cane della Ferragni da un sorcio del Campidoglio. Parlano come i personaggi di Gomorra, di Suburra, di Baby e come le canzoni di certi trapper, dove la considerazione per il genere femminile è zero. Spesso noi comici abbiamo interpretato il bullo o il coatto romano perché sono caricature che fanno ridere, ma la realtà è più triste”.