“Volevo fare il contadino e l’attore, volevo essere uno ‘zap-attore’, posso dire di aver realizzato i miei sogni”. Così si racconta Riccardo Scamarcio ai microfoni della trasmissione notturna di Rai Radio2, “I Lunatici“. L’attore è al lavoro sul set del nuovo film di Nanni Moretti, di cui non ha potuto svelare niente, ma ha parlato della sua infanzia e degli esordi nel mondo del cinema. A lanciarlo, quando aveva solo vent’anni, fu il personaggio di “Step” in “Tre metri sopra al cielo: “Ho creduto tantissimo nel personaggio che interpretavo e posso dire che avevo ragione, avevo 20 anni, potevo fare dei film che piacessero ai ragazzi”, ha raccontato Scamarcio spiegando che al contempo però, questa cosa lo ha esposto a critiche e giudizi. “L’avevo messo in conto, ma non pensavo potesse essere così violenta come cosa. Dall’interno, a vent’anni, rischi di perdere la testa. Però ce l’abbiamo fatta fino a qui, la mia passione per il cinema è la cosa a cui mi sono aggrappato, è una passione autentica, la mia ambizione era mossa da una sostanza”.

Il cinema infatti, è sempre stato la sua passione: “Io da ragazzo detestavo la scuola, invece volevo entrare a tutti i costi nel Centro sperimentale di cinematografia. Quando sono stato preso in questa scuola a numero chiuso, statale, per me è stata un po’ una conferma che forse ce l’avrei fatta a fare questo mestiere. All’epoca non mi andava di studiare. E infatti me l’hanno fatta pagare. E poi sono uno iperattivo, stare cinque ore seduto nel banco per me era pesante. Però poi ho recuperato”.

Poi Scamarcio ha parlato anche del suo rapporto con le donne e con i social network: “Devo dire che sull’argomento donne non mi hanno mai trovato impreparato. Le donne per me sono la X nell’equazione. È quello che è da scoprire, è il mistero. I social non ce li ho e non li voglio usare. È una cosa legata a Msn, era il 2004, mi hanno fatto vedere questa chat, mi sono accorto che le ragazze scrivevano degli apprezzamenti mentre i ragazzi mi mandavano un sacco di parolacce. Mi ha colpito che questa chat consentiva a tutti di essere nascosti dal proprio computer e di esprimere il peggio di sé. Da lì ho detto che certe dinamiche non mi avrebbero mai avuto. Detto questo, massimo rispetto per chi li usa”.

Poi ha concluso: “Nessuno è veramente soddisfatto della propria esistenza. Sergio Rubini mi ha definito un ‘giovane vecchio’, accetto questa definizione, anche se finalmente sto diventando giovane, perché la giovinezza la si acquista quando la si è persa”.

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