Qualche settimana fa parlavo al telefono con una persona che stimo molto. Uno che nonostante i tanti impegni e migliaia di chilometri di distanza, è sempre riuscito a mandarmi i giusti consigli, sempre con il cuore, nonostante i pochi e sporadici contatti. Uno che mi manca e che manca a centinaia di migliaia di romani e italiani. Uno che è stato un esempio, e in Italia avrebbe potuto inaugurare nuove ere.

E invece siccome in Italia la meritocrazia funziona al contrario, se ne è andato in un Paese dove i meriti e l’impegno portano risultati e crescita professionale. Abbiamo condiviso telefonicamente le nostre soddisfazioni professionali: le mie più modeste delle sue, ovvio, ma entrambi condividiamo la fortuna di lavorare per un contesto, quello statunitense, dove comunque l’impegno e il merito delle persone viene riconosciuto. Ora lui è Senior vice president per gli Affari strategici presso la Thomas Jefferson University di Philadelphia. Si occupa di didattica, di ricerca, di programmi internazionali, di trapianti. Recentemente ha dato vita a un percorso di laurea in Medicina con il quale gli studenti otterranno una doppia laurea e potranno esercitare nei 28 Paesi dell’Unione europea e nei 50 Stati Usa.

In Italia Ignazio era stato condannato in appello perché le sue cene di rappresentanza da sindaco di Roma avvennero in giorni festivi e prefestivi e quindi, siccome si svolgevano al di fuori di un normale orario di lavoro, non potevano essere cene “di rappresentanza”. Chi ha la fortuna di avere esperienze di lavoro in contesti internazionali, o comunque contesti professionali dove si lavora davvero e non si scalda come si suol dire la poltrona, sa che quando si hanno delle responsabilità, molti incontri e riunioni, quelli più importanti – forse – avvengono fuori dall’orario di lavoro. In realtà per chi ha delle responsabilità, un orario di lavoro prestabilito non esiste.

Adesso la Cassazione ha assolto Ignazio. Ma all’epoca tutti lo sfiduciarono, interrompendo le innovazioni e la lotta ai poteri forti che aveva avviato. Bisognava avere paura a difenderlo, me lo ricordo bene. In quei giorni qualsiasi cosa avvenisse, spuntava subito fuori il “Marino dimettiti”. Le forze politiche lo misero alla porta e inscenarono la buffonata degli scontrini per farlo fuori. Una follia collettiva. Ignazio dovette praticamente scappare. A Roma è stato in pericolo per un sacco di tempo nonostante l’appoggio spontaneo di tanti cittadini romani che erano scesi in piazza per difenderlo. Adesso in molti dovrebbero chiedergli scusa e chiedere scusa agli italiani, che con lui avrebbero potuto credere nella possibilità di una politica pulita davvero.