Una premessa è necessaria: i David di Donatello oggi non sono da Rai1, ancor di più da prima serata di Rai1. L’evento che esalta la nicchia, la puzza sotto al naso del cinema italiano entusiasma poco il pubblico generalista. Colpa anche di un format blindato, difficile da modificare, di basso appeal. Un susseguirsi di clip, premiazioni e ringraziamenti senza alcun colpo di scena, senza nessun momento degno di nota.

Una serata televisivamente debole, con una platea spesso annoiata ma con una consapevolezza autoriale: la nicchia non fa share. Si spinge allora sulla provincia, troppo verrebbe da dire. L’intervento dei Boiler, quello di Brignano, il momento musicale con Sabrina Impacciatore: roba da chiedere il numero dell’analista di Valeria Bruni Tedeschi che due anni fa tirò fuori un discorso di ringraziamento cult. Carlo Conti prova a fare quel che può, bravo sicuramente a rispettare i tempi della diretta. Tende però a spiegare le battute, non si relaziona in inglese con Tim Burton, le domande a Dario Argento (“Cos’è che le fa paura?”) e Uma Thurman (“Il tuo personaggio del cuore? Cosa rappresenta l’Italia per te?”) mostrano anche una forte debolezza nella scrittura.

L’errore è il voler portare “il metodo Conti” in un mondo distante anni luce, in un mondo che alla parola Tale e Quale Show alza il sopracciglio come Carlo Ancelotti. Il punto è che ciò che viene fuori è un ibrido che non accontenta nessuno. Avere Tim Burton, Roberto Benigni e Uma Thurman senza riuscire a valorizzarli non può che essere un errore da penna rossa. Andrea Bocelli canta con suo figlio due canzoni ma sa tutto di già visto, avendo fatto la stessa cosa circa un mese fa sul palco dell’Ariston.

I momenti degni di nota, in una serata stravinta da Dogman di Garrone, arrivano proprio dalle premiazioni di una emozionatissima Elena Sofia Ricci (“Non ci credo, ho la salivazione azzerata”) e da Alessandro Borghi (“Questo premio è di Stefano Cucchi, voglio dedicarlo agli esseri umani e all’importanza di essere considerati tali a prescindere da tutto”) entrambi premiati come migliori attori protagonisti. La serata scivola via a fatica, senza sorprese.

Ci aveva provato Sky a rendere l’evento più vicino agli Oscar con uno show ben confezionato, blindato nella scrittura e con una conduzione frizzante, forse troppo, di Cattelan. Con buoni risultati di critica ma pessimi dal punto di vista auditel. Ieri su Rai1 la serata è stata vista da 2.975.000 telespettatori con il 15% di share, numeri in linea con lo scorso anno e sufficienti per battere il competitor. Non è la D’Urso infatti cala ancora confermando il flop con 2.140.000 e il 13,2% di share fino a notte fonda.

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