L’architetto Alberto Sasso, ex candidato del M5s alla Camera, è indagato dalla procura di Torino per turbativa d’asta. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Gianfranco Colace, riguarda l’affidamento diretto del dossier per la candidatura di Torino e delle “valli olimpiche” ai Giochi invernali del 2026, poi sfumata per volontà del governo a favore di Milano e Cortina.

L’indagine nasce da una segnalazione del capogruppo Pd al consiglio comunale di Torino, Stefano Lorusso. Sentito come persona informata sui fatti nell’ambito dell’indagine sulla consulenza ottenuta dall’ex portavoce di Chiara Appendino, Luca Pasquaretta, l’esponente dem aveva rivelato agli investigatori i suoi dubbi sull’incarico affidato a Sasso dall’Unione montana dei comuni olimpici della Via Lattea che furono la sede di molti eventi per i Giochi invernali del 2006. L’importo era di 49.900 euro lordi, 39.400 euro netti, di 600 euro inferiore alla soglia che impone una gara pubblica per l’affidamento. Questo sarebbe stato l’elemento che ha dato origine ai sospetti. Oltre a Sasso – rivela La Stampa di oggi – sarebbero indagati anche il presidente dell’Unione montana Maurizio Beria, il sindaco di Sestriere Valter Marin, il primo cittadino di Pragelato Monica Berton e quello di Cesana Lorenzo Colomb. La procura non ha ancora notificato alcun atto nei loro confronti.

Sasso, attuale presidente dell’ente Eur di Roma, è un architetto esperto di rigenerazione dei borghi alpini e ha presieduto l’associazione “Ri-Abitare Le Alpi”, da lui fondata. Si era avvicinato al Movimento 5 stelle nel 2008 intrecciando un’amicizia con il fondatore, Beppe Grillo. Ha poi affiancato l’amministrazione comunale di Roma guidata da Virginia Raggi sulle trattative per rivedere il progetto del nuovo stadio della Roma cercando di ridurre i volumi e il consumo di suolo. Nel 2018 si era candidato alla Camera e non era stato eletto.

Nel corso dello stesso anno, quando ha preso piede l’ipotesi di una candidatura di Torino alle Olimpiadi del 2026, ha ottenuto l’incarico con l’obiettivo di presentare un progetto ecosostenibile. Il progetto di Sasso prevedeva il riutilizzo di molti impianti esistenti, alcuni dei quali realizzati in occasione delle olimpiadi del 2006, e la riqualificazione di alcune aree del capoluogo piemontese. In questo modo Torino voleva da una parte far leva su uno degli aspetti presi in considerazione dal Cio nella decisione e dall’altra convincere i consiglieri comunali del M5s più critici nei confronti dell’iniziativa, nata dai sindaci dei comuni alpini e supportata da Appendino.

L’inchiesta, condotta dai carabinieri della polizia giudiziaria di Torino, è ancora in corso. A gennaio i militari avevano sequestrato a Sasso della documentazione e lui, assistito dall’avvocato Gian Piero Chieppa, ha chiesto e ottenuto il dissequestro da parte del tribunale del riesame. Ci sono molti aspetti che devono ancora essere valutati, come la congruità dell’importo della consulenza rispetto al lavoro svolto e il ruolo di Appendino nell’assegnazione dell’incarico dell’Unione montana all’architetto Sasso.

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