Il primo incontro tra ministero della Giustizia e Terzo Settore è in programma per il 20 marzo. Obiettivo: trovare al più presto una soluzione alla situazione in cui sono finite le organizzazioni no profit per colpa del ddl Anticorruzione. In base alla legge approvata a inizio anno, vengono equiparate a partiti tutte le fondazioni, le associazioni e i comitati che annoverino nei propri organi direttivi persone che negli ultimi dieci anni abbiano ricoperto un qualsiasi incarico politico. Non solo nel Parlamento nazionale e in quello europeo, dunque, ma anche in consigli regionali e comunali. Ne deriva una serie di oneri che i rappresentanti del comparto definiscono dispendiosi a livello di denaro, tempo e organizzazione. “Il tema del contrasto alla corruzione lo sentiamo tutti e la trasparenza ci sta molto a cuore – spiega il direttore del Forum Terzo Settore, Maurizio Mumolo – Per questo crediamo che servano norme efficaci, che non gravino inutilmente su soggetti che non c’entrano nulla”.

Stando alla “Spazzacorrotti”, gli enti che operano nel mondo del sociale, del volontariato, dell’associazionismo, dovranno quindi rispettare alcuni obblighi in più. Tra questi, due riguardano il bilancio: i conti devono essere certificati da revisori o società esterne e, una volta approvati, deve esserne data comunicazione agli uffici di Camera e Senato. Proprio come accade per i partiti politici. “La gran parte delle organizzazioni del Terzo settore, oltre a non prendere contributi pubblici, ha un bilancio inferiore ai 60mila euro annui – continua Mumolo -. Una procedura del genere porterebbe via una parte cospicua di questo bilancio e sottrarrebbe finanze e tempo all’impegno dei cittadini. È la ratio che è sbagliata”. Il direttore del Forum puntualizza che alcuni adempimenti – come la pubblicazione dei rendiconti – sono già previsti, e altri ancora sono stati introdotti con la riforma del 2017: in base a questa, le organizzazioni il cui bilancio supera il milione di euro all’anno sono sottoposte a vincoli più stretti. Conti a parte, la legge Anticorruzione approvata dal governo M5s-Lega prevede anche altri oneri per il mondo del no profit, come l’obbligo di dichiarare l’elenco dei donatori. “Ma il testo è complesso, contiene una serie infinita di rimandi e norme – dice Mumolo -. A oggi nemmeno noi siamo stati in grado di appurare esattamente quanti si applicherebbero alle nostre realtà, speriamo di capirlo insieme al ministro”.

Per il direttore del Forum, insomma, non ha senso mettere sullo stesso piano le associazioni e le fondazioni che sostengono partiti politici alle realtà più piccole che operano nel sociale. “Prendiamo l’esempio di una bocciofila in un paese di mille abitanti – semplifica Mumolo – Non è una realtà che si occupa di politica, eppure è probabile che al suo interno ci sia un ex consigliere comunale di quel paese. La platea è potenzialmente vastissima. Crediamo che il legislatore non avesse chiaro in mente quanti soggetti sarebbero stati coinvolti”.

Alcuni esponenti dell’universo no profit hanno parlato anche di una potenziale incostituzionalità della legge. Mumolo conferma: “Alcuni costituzionalisti hanno sollevato la questione – dice – spiegando che l’obbligo della trasparenza è sproporzionato rispetto alle finalità, come confermato di recente dalla Corte costituzionale”. Il riferimento è alla sentenza depositata lo scorso 21 febbraio in cui la Consulta ha dichiarato incostituzionale l’obbligo di pubblicare online i redditi e i patrimoni di tutti i dirigenti della pubblica amministrazione anziché solo dei manager apicali. L’obbligo, secondo i giudici costituzionali, “risulta sproporzionato rispetto alla finalità di contrasto alla corruzione nell’ambito della pubblica amministrazione”. Lo stesso criterio che il terzo settore vorrebbe venisse tenuto in considerazione nel loro caso.

Non resta che attendere i primi risultati del tavolo aperto con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Le premesse sono positive: per la portavoce del Forum, Claudia Fiaschi, che ha incontrato in via preliminare il Guardasigilli per denunciare la situazione, da parte del governo c’è “disponibilità al dialogo e a trovare una soluzione condivisa”. “Crediamo che Bonafede abbia compreso la portata della vicenda e le tante problematicità che ci crea – conferma Mumolo -. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno ha ricordato che il mondo dell’associazionismo va sostenuto. Non represso inutilmente”.

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