Lo scorso anno le attività ordinare e le misure straordinarie per il recupero dell’evasione hanno fruttato alle casse pubbliche 19,2 miliardi contro i 20,1 del 2017. In forte calo a 3 miliardi, il 46% in meno rispetto all’anno precedente, le entrate da attività straordinarie come la definizione delle liti fiscali (-87%, a 100 milioni di euro), la rottamazione (-41%, a 2,59 miliardi) e la voluntary disclosure (-25%, a 300 milioni). E’ quello che risulta dai dati resi noti lunedì dall’Agenzia delle Entrate. In totale, va ricordato, l’evasione sottrae allo Stato oltre 110 miliardi di euro l’anno.

Il recupero ordinario da attività di controllo è arrivato a 16,16 miliardi, contro i 14,5 miliardi del 2017. Di questi, 11,25 miliardi derivano dai versamenti diretti (somme versate a seguito di atti emessi dall’Agenzia) che fanno segnare un aumento del 10% rispetto al 2017. Circa 1,8 miliardi, invece, sono il frutto dell’attività di promozione della compliance: il gettito conseguito con 1,9 milioni di alert inviati dell’Agenzia fa un balzo in avanti del 38% rispetto all’anno precedente e del 260% rispetto al 2016.

Cresce poi il gettito spontaneo relativo ai principali tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate (imposte dirette e indirette, imposte regionali e comunali), che passa dai 414 miliardi del 2017 ai quasi 420 miliardi (+1,4%) del 2018.

L’azione svolta dall’agente della riscossione (ex Equitalia, oggi Agenzia delle Entrate – Riscossione) ha invece riportato complessivamente nelle casse dello Stato 10 miliardi di euro. Di questi, 6,1 miliardi sono ruoli ordinari emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate e di altri enti e 3,91 miliardi derivano, complessivamente, dalla prima e dalla seconda rottamazione delle cartelle. Le somme riscosse arrivano per il 55% da contribuenti con debiti superiori a 100mila euro e per il 21% da cittadini con debiti compresi tra 10 e 50mila euro. Solo l’1,8% degli importi riscossi arriva da cittadini con debiti fino a 1.000 euro.