Nel 2020 il Vaticano aprirà gli archivi vaticani del pontificato di Papa Pio XII. Ma la reazione del mondo ebraico è di cauta apertura, sì, ma anche di freddezza, al limite dello scetticismo. Il più chiaro è il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni: “Non abbiamo dubbi su quello che sia successo. Il nostro giudizio storico sugli eventi non cambia“. Per Di Segni “dovranno uscire fuori cose clamorose per smentire i dati oggettivi storici: vorremmo sapere quali documenti saranno messi a disposizione. Ci sono tutti o solo una parte? Ci auguriamo che il Vaticano renda accessibile tutto“. Il rabbino aggiunge che “se ci fosse stato qualcosa di clamoroso in quei documenti, sarebbe già uscito fuori”. Con ogni probabilità anche la comunità ebraica farà accesso ai documenti che dal 2020 saranno messi a disposizione del Vaticano. “Ci sono studiosi accreditati, ma anche quelli della nostra comunità probabilmente studieranno le carte. Ci sarà da lavorare”.

Più cauta la presidente delle Comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni: “È positivo che si voglia fare questa apertura, perché darà modo a tutti coloro che si occupano di ricerca di accedere a materiale d’interesse inedito per poter ricostruire con ancor più chiarezza la posizione della Chiesa anche nel periodo della Shoah”. “L’augurio e la speranza ora – aggiunge Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, parlando con l’Ansa – è che si faccia chiarezza sul ruolo avuto da Pio XII nel periodo della seconda guerra mondiale”. La Dureghello aggiunge che “purtroppo dovremo aspettare il 2020, tra un anno e mezzo. Meglio tardi che mai. E’ una notizia positiva dalla quale speriamo di ottenere chiarezza su quel periodo storico e sul ruolo ricoperto dal papa”.

Con un comunicato il Museo dell’Olocausto Yad Vashem “si compiace” della decisione di aprire gli archivi del Pontificato di Pio XII. “Per anni – si legge – abbiamo fatto appello per la loro apertura, cosa che consentirà una ricerca obiettiva e aperta, nonchè un discorso comprensivo sulle questioni collegate alla condotta del Vaticano in particolare, e della Chiesa cattolica in generale, durante l’Olocausto”. Yad Vashem “si aspetta che ai ricercatori sia dato pieno accesso a tutti i documenti archiviati”.