Abbiamo bisogno della censura. Abbiamo bisogno di censurare le radio e i giornali, di censurare i libri, l’industria cinematografica, la musica, le arti. La tanto osannata “libertà creativa” ha dato vita a un ambiente tossico, che cova violenza inespressa e ci consegna alla depressione, al suicidio, allo sterminio. È da queste paradossali premesse che Ian Svenonius si lancia in un tour de force che, in maniera al tempo stesso provocatoria e dotta, analizza mostri e i feticci della cultura di massa, si tratti di Ikea, di Apple, dei processi di gentrification o della musica indie. Questo è Censura subito!!!, l’ultimo saggio edito da Nero nella collana Not e tradotto da Veronica Raimo.

Un libro in cui si si chiede un ritorno della censura (ma non la censura di Stato – anzi, è anche lo Stato che dev’essere censurato, e neanche la censura passivo-aggressiva imposta dal mercato culturale). È una provocazione strillata, probabilmente il meno teorico dei libri di Not finora, ma forse il più centrale nell’attaccare l’infotainment contemporaneo. 

Ian Svenonius, icona della controcultura, colonna dell’underground di Washington D.C., marxista eretico e musicista statunitense (Nation of Ulysses, The Make-Up, Weird War…) è anche autore di libri di culto come The Psychic Soviet e Supernatural Strategies for Making a Rock’n’Roll Group. Di seguito pubblichiamo un capitolo estratto di Censura Subito!!! e intitolato: “La cospirazione Ikea per distruggere il romanticismo”

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L’arredamento Ikea è indispensabile per il successo della dottrina antimaterica di Apple. Non soltanto perché i mobili Ikea respingono il futuro (un arredamento nichilista ideato per una vita da bivacco) ma anche per i loro effetti nefasti sulla vita domestica. Cooperare con il proprio partner per costruire un pezzo di arredamento Ikea è un compito angoscioso che la dice lunga sulla fiducia che si ripone nella propria relazione. A prescindere da quanta sia questa fiducia, molto probabilmente il legame sentimentale ne uscirà quantomeno danneggiato in modo irreversibile, gettando così le fondamenta per la sua imminente distruzione. Le istruzioni, in teoria universali e scritte in pittogrammi, sono integrate da minuscoli dettagli che è estremamente facile trascurare e che però sono di vitale importanza per la buona riuscita del progetto. Un assemblaggio erroneo scatenerà una frustrazione tremenda, litigi e disperazione. Il manuale di istruzioni mette anche sempre in guardia su una possibile morte imminente, gettando una coltre macabra e ansiogena su quello che dovrebbe (idealmente) essere un lavoretto banale come la costruzione di una libreria.

Perché Ikea progetta i suoi manuali come fossero bombe a orologeria caricate a discordia?
Perché Ikea vuole che le coppie si lascino. Ogni separazione comporta più single, uomini e donne, il che si tramuta in più prodotti Ikea venduti. Sbarazzarsi di una storia d’amore significa non soltanto sbarazzarsi di un sogno, ma dei mobili, di un appartamento, degli utensili per la casa, dei cuscini… E si finisce con un tavolino abbandonato per strada sotto la pioggia, o dato via come paccottiglia su Craigslist.

Le rotture sentimentali sono allettanti per l’alleanza Apple-iKea perché assicurano l’isolamento. Una popolazione composta di soggetti isolati è più facile da manipolare, fuorviare, allontanare
dai suoi possedimenti, dal rispetto per se stessa e dal senso generale. La dissoluzione romantica è l’esempio definitivo della collaudata strategia «divide et impera». Queste corporation vogliono la desolazione dell’amore: gente sola, triste, confusa e in uno stato di disperazione sessuale e disprezzo di sé.

Sia Apple che Ikea sono strettamente connesse all’industria pornografica, da un punto di vista estetico, filosofico ed economico. Mentre la popolarità e la diffusione dell’home computer derivano dal suo utilizzo in quanto proliferatore di critptoporno, il design Apple e Ikea deriva dall’ideologia che ha dato vita alla programmazione «adulta» contemporanea: il funzionalismo nordico. Le idee del funzionalismo nordico – quel tipo di design che elimina le asperità, i decori, e le facciate dei vecchi edifici, preferendo linee pulite e moderne – hanno infatti generato l’attuale paradigma pornografico. Per quanto il funzionalismo sia cominciato come una versione dell’architettura di Le Corbusier e del Bauhaus, è finito per diventare una Weltanaschauung totale.

Insieme a tutti i ninnoli e all’indulgenza del design vecchio stampo, questa dottrina di semplicità socialista ha spazzato via anche il caos  dell’antico barocco e di un sesso giocoso e cortese, distillando tutto in un eros ad alta efficienza  che adesso rappresenta l’offerta standard. Dagli  inizi a metà anni Sessanta (quando la Danimarca era leader mondiale nella decriminalizzazione
delle oscenità) la pornografia scandinava è diventata clinica e perfettamente illuminata, come l’ambiente di una fiera scientifica. Un’esposizione di tecnica fredda senza alcun riguardo per sentimenti, tatto, comunicazione e affetto. La forma segue furiosamente la funzione. L’azione porno, non più sagra della sconcezza (condita da artificiosi archi narrativi) com’era nel periodo «blu» dei filmini fumosi, ha cominciato a somigliare a una ricerca da laboratorio, con mugugni e gemiti inseriti quasi fossero dati sperimentali, palline gettate in pasto alle cavie.

A che scopo portare il sesso sotto i riflettori? Il design scandinavo era l’arte della trasparenza. Nessun offuscamento o sentimentalismo, ma scienza e spirito antireligioso. Assorbendo questa
filosofia, i pornografi danesi e svedesi diventarono i paladini di quella nudità antiemotiva e ben illuminata che ha fatto la sua comparsa da lì a poco negli hardcore XXX, liberando il mondo dai sentimenti, dalla sdolcinatezza e dall’epoca delle pin-up e delle fotografie di Pompeo Posar/Bunny Yeager. «La ragazza della porta accanto» è stata puntualmente rimossa e rimpiazzata da una brusca sex worker in un bordello stile catena di montaggio. Un lavoretto preciso e privo di passione, con la stessa ansia da prestazione che si mette nel costruire una libreria Ikea, con gli occhi puntati soltanto sul risultato finale. I letti sono futon, un tipo di materasso che in Giappone usavano le prostitute. I tessuti finlandesi di Marimekko preferiscono allo scozzese o alle trame complesse delle semplici macchie di Rorschach non particolarmente elaborate, di modo tale che il salotto della gente si trasformi nel lettino dello psichiatra con tanto di spaventose – però oneste e cliniche – rivelazioni. I mobili danesi e svedesi assomigliano all’attrezzatura di una produzione cinematografica low budget: la sedia da regista, fari
e semplici pallet.

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