Chi vive con un cane, prima o poi, si sente chiedere: “Che razza è?”. Spesso, nella risposta, un velo di imbarazzo, quasi fosse dispregiativo affermare di avere un meticcio. È meno prezioso di un cane di razza? Ma cosa sono le razze? Che senso ha commercializzare un essere vivente? E che meccanismi regolano la selezione degli esemplari venduti? Consapevolmente o meno, siamo disposti a sborsare tanto pur di avere l’ennesimo “accessorio”, l’oggetto transizionale che soddisfa il nostro bisogno narcisistico! Gli animali pagano un prezzo altissimo, ma non parlando, non possono difendersi. Lo ha fatto, allora, il veterinario Massimo Raviola, con un libro: Che razza di bastardo

“Negli anni, mi sono reso conto che gran parte del mio lavoro era legato a patologie considerate dai medici umani, malattie rare od occasionali che ricoprono nella medicina, percentuali spesso infinitesimali, mentre per noi veterinari sono pane quotidiano. Tra scomode riflessioni, sono arrivato alla stesura del libro”. Quali sofferenze vengono inflitte in nome della purezza della razza? Alcune malattie che riscontriamo nei cani non sono accidentali o infortuni imprevisti, ma il risultato dei metodi di selezione che l’uomo ha imposto ai cani per la creazione e il mantenimento della razza. “Con la selezione razziale stiamo ottenendo una diminuzione sempre maggiore della diversità genetica all’interno della specie, perché si procede via via creando linee di sangue con patrimonio genetico praticamente uguale, eliminando appunto quella variabilità che è fondamentale per la sopravvivenza in salute di una specie animale: la variabilità crea individui tutti diversi, le razze prevedono animali praticamente identici. Se l’eugenetica condotta con selezione artificiale e accoppiamenti tra individui molto vicini geneticamente, con il preciso scopo di selezionare determinate caratteristiche somatiche ed estetiche, è stata aborrita in campo umano, come mai è largamente e tranquillamente accettata sugli animali, e più specificatamente sui cani, specie per la quale vi sono oramai spinte quasi solo estetiche?.”

Abbiamo creato delle fabbriche delle razze che sfornano Ogm, seguendo una logica seriale e industriale, per soddisfare i clienti che scelgono il compagno non umano come fosse un oggetto da sfoggiare, una macchina, un vestito, perché ha il muso buffo. Nessuno però dice il prezzo che il cane paga in salute e noi in spese mediche per quel musetto buffo! “Il fatto stesso di produrre cuccioli con un sistema para-industriale nega alla base il concetto di dignità di essere vivente, relegando l’animale allo status di ‘merce’. Il proprietario vede un ‘prodotto finito’, infiocchettato e reso desiderabile, ma non gli si rende noto come si è giunti a quel ‘prodotto’ e, soprattutto, non lo si aiuta a comprendere che avrà esigenze e diritti”. Quante persone davvero sanno chi è il proprio cane/gatto?

Non è rilevante sapere che fine fanno i cani invenduti, se arrivano da traffici illegali, se morti prematuramente o precocemente eliminati perché “fallati“. Poco importa se, per essere classificati come cani di razza, “l’unica reale possibilità è la stretta e feroce consanguineità definita scientificamente inbreeding, che puntualmente e tragicamente si porta appresso in altissime percentuali l’omozigosi, ovvero esalta nei futuri nati la presenza di geni portatori di difetti non di rado assai gravi (e in alcuni casi, il difetto è proprio la caratteristica ricercata!)”.

Le patologie ad oggi direttamente ricollegabili a difetti congeniti delle razze sono circa quattrocento. Organizzazioni scientifiche e universitarie hanno creato dei database in cui sono catalogate minuziosamente razza per razza tutte le patologie genetiche. “I medici veterinari quando si apprestano a visitare un animale di una determinata razza sanno a priori, di avere un’altissima probabilità di riscontrate una serie di patologie congenite ed ereditarie severe. La fabbrica delle razze ha standardizzato dei ‘difetti‘, che non vengono visti come tali, anomalie che riguardano tutti gli esemplari di quel tipo, perversamente trasformate in ‘caratteristiche’ di razza”.

Ho posto allora al dottore Raviola i miei dubbi: “Cosa fa per combattere questa realtà che denuncia, dal momento che è ancora a tutti gli effetti dentro il sistema, svolgendo la sua professione? Quale aspettative? Potrebbe essere accusato di farsi pubblicità o di non coerenza”.

“Per cambiare le cose o almeno provarci, è necessario starci dentro. Io, negli anni, ho fatto drastici cambiamenti nella mia attività, proprio legati all’evoluzione di questo mio pensiero sfociato nel libro. Da almeno 15 anni ho interrotto qualsiasi tipo di collaborazione con allevatori e negozianti di cuccioli; i miei colleghi possono confermarle l’interessante introito garantito da tali collaborazioni, flussi continui di cuccioli e quindi nuovi clienti paganti. Anni prima che in Italia venissero vietate per legge le mutilazioni estetiche (taglio coda e orecchie), comunicai a tutti che, nella mia clinica, ci rifiutavamo categoricamente di eseguirle, con conseguente perdita economica, a favore di quei colleghi che hanno continuato a farle. Per ultimo, nonostante, io abbia preso le abilitazioni ad effettuare visite e indagini diagnostiche ufficiali, per le patologie ereditarie negli animali di razza (che sono peraltro un’interessante fonte di reddito), non le eseguo più, in quanto le considero assolutamente inutili a perseguire l’obiettivo che si sarebbero proposte, ovvero l’eradicazione di tali patologie. Mi aspetto che si cominci a problematizzare la questione della selezione di razza”.

“Oggi, per quasi tutti, veterinari e proprietari, il concetto di razze è accettato come un dato di fatto, come una realtà inoppugnabile. La storia ci insegna molto bene che di verità simili, smentite poi clamorosamente dai fatti e dall’evoluzione culturale, sono lastricati i secoli. Cento anni fa era una verità insindacabile che le donne non potessero avere diritto di voto. Riguardo all’aver scritto il libro per farmi pubblicità, non saprei cosa rispondere. Occuparmi di animali da compagnia è il mio lavoro da oltre 25 anni, su cosa altro avrei potuto scrivere un saggio, se non su un argomento di cui ho competenza? In quanto alla non coerenza, al fatto che ancora io curi animali di razza, direi che è un problema che non esiste. Perché dovrei rifiutare le mie cure a un cane/gatto? Per la mia etica di medico, non ci sono cani di razza e cani bastardi, ci sono solo cani, tutti con pari dignità e diritto al benessere. Il fatto che ad alcuni esseri umani piaccia definire un cane di razza e un altro meticcio è un problema loro, né mio, né del cane. Io non sono contro i cani di razza, ma contro il razzismo… la differenza è fondamentale”.

Tutti hanno un tornaconto economico: allevatori, trafficanti, negozianti e veterinari! A pagare sono sempre i protagonisti di questa storia, gli animali, ma anche l’anello finale della catena produttiva, l’acquirente, in termini economici e affettivi. Cosa possiamo fare per eludere il sistema? Adottare cani e gatti! Guardiamoli negli occhi e facciamoci scegliere!

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Corte Ue, niente logo “bio” per le carni halal: “Le sofferenze del bestiame non sono ridotte al minimo”

prev
Articolo Successivo

O-NE-STA’

next