Con l’86,8% dei Sì, il popolo cubano ha approvato la riforma della Costituzione. Il documento risaliva al 1976 e da allora non aveva mai subito modifiche. Il risultato del referendum, che si è svolto domenica, è stato reso noto solo ieri sera dalla Commissione elettorale nazionale. Sono stati quasi 7 milioni i cittadini che hanno scelto il cambiamento, pari al 73,3% degli aventi diritto. In una conferenza stampa a L’Avana la presidentessa della Cen, Alina Balseiro, ha aggiunto che i No sono stati 706.400, ossia il 9% dei votanti ed il 7,6% dell’intero corpo elettorale. Solo 198mila, invece, le schede bianche e 127mila le nulle. L’iter di approvazione è stato lungo, la prima fase è infatti cominciata nel giugno scorso.

Il voto non cambia il volto politico del paese. Lo stato continuerà ad essere “socialista di diritto, democratico, indipendente e sovrano”, come recita l’articolo 1, conservando anche il sistema monopartitico che resiste da 60 anni. Scompare infatti la parola comunista, ma di fatto la guida del Paese rimarrà in mano al partito. Nessun cambiamento anche sull’elezione del presidente: la nomina spetterà ancora al Parlamento.

I cambiamenti però ci sono e si inseriscono sulla scia delle riforme che dal 2008 hanno fatto aprire il paese sempre più verso gli Stati Uniti. Il nuovo documento amplia i diritti e le garanzie individuali, ammette la proprietà privata in specifici settori, accanto alla statale e alla cooperativa, e promuove e garantisce gli investimenti stranieri.

In particolare, come riporta l’Agi, i principali cambiamenti toccano il sistema economico che,  pur mantenendo “come principio essenziale la proprietà socialista di tutto il popolo sui mezzi fondamentali”, riconosce “il ruolo del mercato e di nuove forme di proprietà non statale, compresa la proprietà privata” . Secondo Bloomberg, la nuova costituzione “guarda verso le politiche del mercato libero” e “sottolinea l’obiettivo di attrarre investimenti stranieri”. Una direzione intrapresa da Cuba già dal 2014 quando fu approvata una legge che assicurava i vantaggi fiscali agli investitori dall’estero.

Modifiche anche alla sfera dei diritti civili. Con l’introduzione del nuovo articolo 68 che definisce il matrimonio come “l’unione volontaria tra due persone”, il Paese potrebbe presto aprire al riconoscimento dei matrimoni tra persone omosessuali. La formula del testo del ’76, infatti, evidenziava che i soggetti dell’azione dovevano essere “un uomo e una donna”. Anche in campo istituzionale, infine, sono previsti lievi cambiamenti: viene introdotta la figura del primo ministro e viene imposto un limite di mandati per il presidente.