E così, il super-jumbo europeo, l’Airbus A380 è ufficialmente morto: non se ne costruiranno più. La fine di un sogno, forse di un incubo, certamente un brutto colpo per l’industria aerospaziale europea e per l’Europa tutta intera. L’Airbus era e rimane tuttora un po’ una bandiera dell’Europa unita ma, certamente, dopo questa vicenda uno si domanda come questi qui siano arrivati a rifare un’altra volta lo stesso clamoroso errore che avevano fatto con il Concorde. Miliardi di dollari buttati via per un progetto fuori tempo e fuori misura.

Su questa vicenda vi posso raccontare come, anni fa, il mio gruppo all’Università di Firenze era attivamente impegnato in progetti di ricerca europei su materiali innovativi da usarsi nell’A380. È stato un lavoro che mi ha dato una cognizione diretta dell’incredibile complessità dell’impresa di progettare e costruire un nuovo aereo – e poi un aereo così grande e complicato come l’Airbus A380. Mi basta raccontarvi della macchina detta chicken gun (cannone a polli) che serve a collaudare la capacità dei motori a turbina di sopravvivere quando risucchiano un uccello in volo. Spara un pollo (ovviamente morto!) dentro la turbina in funzione e il motore deve resistere all’impatto. E, normalmente, resiste: questi motori sono progettati per sopravvivere a quasi qualunque cosa.

Ma, già quando lavoravo sul progetto A380, mi domandavo che senso avesse costruire un aereo così grande. Ovviamente non spettava a me decidere queste cose, ma da quanto potevo leggere a quell’epoca tutto il ragionamento si basava su delle estrapolazioni di quale si riteneva sarebbe dovuto essere il traffico futuro di passeggeri, che si supponeva sarebbe aumentato in continuazione, producendo sempre più profitti e sempre più domanda per aerei giganti.

In pratica quello che è successo è che sì, il numero di passeggeri ha continuato ad aumentare, ma questo è dovuto principalmente al successo delle compagnie low cost, mentre la resa economica per passeggero ha cominciato a diminuire dal 2014. I costi aumentano, la recessione si fa sentire – pur di spendere poco, i passeggeri si adattano ad essere maltrattati dalle low cost su tratte brevi o medie – ma hanno difficoltà ad affrontare viaggi più lunghi e impegnativi. E se l’A380 è stata la prima vittima illustre di questa situazione, anche il blasonato Jumbo Jet, il Boeing 747, sta per fare la stessa fine. Ma il 747 è stato un successo commerciale, ne sono stati costruiti più di 1500. L’A380, invece, scompare dopo che ne sono stati costruiti solo poco più di 200: un bel disastro.

Come è stato possibile fare un errore così clamoroso? Diciamo che è la maledizione che colpisce chi cerca di prevedere il futuro estrapolando il presente. Al tempo in cui la decisione fu presa, nel 2000, la crescita del traffico aereo passeggeri era stata sempre in crescita e sembrava dovesse continuare a crescere per sempre. E, in effetti, ha continuato a crescere finché, ahimé, ha smesso, perlomeno per quel settore per il quale era stato creato l’A380. È una cosa che certe volte viene chiamata “legge di Stein”, che dice che “se qualcosa non può andare avanti per sempre, prima o poi si fermerà”.

Ora, per concludere questa riflessione, pensiamo un attimo a quanti progetti giganteschi e costosi ci vengono proposti sulla base di estrapolazioni delle tendenze presenti, senza ricordarsi della legge di Stein. Per rimanere in campo aeronautico, mi viene in mente il nuovo aeroporto di Firenze, fortemente voluto sull’attuale aumento dei flussi di passeggeri. Ma questi flussi continueranno a crescere per sempre? E poi, ah, la famosa Tav Torino-Lione! Comunque vada, alla fine la legge di Stein si farà sentire.

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