È un Vittorio Sgarbi senza freni quello che si racconta ad Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera. Dall’infanzia alla politica, passando per l’amore: il critico d’arte si racconta senza peli sulla lingua. “Al liceo mi mandarono in collegio dai salesiani a Este. Clima oppressivo e neanche una ragazza. Ci si masturbava l’un l’altro nei bagni. Il vero primo amore? A 17 anni, con Emanuela, la figlia del deputato comunista di Ferrara, on. Loperfido. La scoperta delle donne fu meravigliosa“. Da allora, Vittorio di donne ne ha avute molte: “La contabilità ti vede sempre perdente: le duemila di Mitterrand, le ottomila di Julio Iglesias, le diecimila di Simenon… Dicono che il record sia di Fidel Castro: al ritmo di una al mattino e una la sera, arrivò a 35 mila. Non è importante il numero. La seduzione è nella testa. È una riprova continua”.

Ogni tanto capita però che tutte queste donne lo mettano in situazioni imbarazzanti: “Fanno tutto loro. A Venezia stavo con un’aristocratica, Maria Teresa; a Milano con Anna, la nipote di Visconti. Avevo una mostra su Palladio a Vicenza, a metà strada. Pensai: faccio venire Anna il mattino e Maria Teresa la sera. Ma Anna non trovò posto in treno e tornò indietro. Alla vista della rivale, diede mano alle forbici e le tagliò la treccia”. Perché non si è mai sposato?, gli chiede poi Cazzullo: “Sono stato fedele per 700 terribili giorni a una donna che mi marcava stretto come un terzino. Si addormentava dopo di me e si svegliava prima. Vede queste cicatrici, qui, sulla mano sinistra? Sono le sue unghie. Presi un raffreddore che non passava mai. Ancora oggi ogni mattina mi sveglio con uno starnuto: un memento che mi ricorda di non sposarmi”.

Adesso però, Sgarbi sembra aver trovato in Sabrina Colle la sua giusta metà: “Non facciamo l’amore dal 1999. Lei non ne sente l’esigenza, con mio grande sollievo. Nella mia apparente incontrollabilità, Sabrina detiene il controllo assoluto. Il potere sulle anime. Non ha quella volgarità che a me piace“.

Poi, passando alla politica, Sgarbi ha spiegato la sua scelta di farsi eleggere sindaco di diversi paesi: San Severino Marche, Salemi, adesso Sutri: “Tutti paesi con la S. Ora sto pensando a Sirmione. Fa parte della mia visione umanistica: proteggere non solo le opere, ma le città. Roma travolgerebbe anche me. Preferisco luoghi piccoli, da far conoscere. San Severino oggi vive di arte”. Salemi però, fu commissariata per mafia: “Un abbaglio. La mafia si reggeva sull’omertà; da Buscetta in poi, in Sicilia è archeologia: non a caso ho aperto il museo della mafia. Secondo lei la mafia cosa ci sta a fare a Salemi? La mafia va dove ci sono i soldi. A Milano. A Mosca“.