Caleidoscopico Battisti (e Mogol). Con Un’avventura, il musical diretto da Marco Danieli – dal 14 febbraio in sala -, scopriamo improvvisamente che paroliere e musicista immortali possono anche dare voce, animare, far vivere, senza che loro ci abbiamo mai pensato, a un intero film. Non storcete il nasino. Il musical è spesso medicina amara pregiudizialmente. Ma Un’avventura è un buon film. Originale, struggente, maturo, pop, in alcuni momenti perfino felicemente kitsch. 

L’apparenza disincantata del genere a cui si rifà è scavalcata grazie ad un complesso e azzeccato espediente: una riuscita osmosi, dialogo più dialogo meno, tra il testo di Un’avventura (il film) e i versi e le strofe di una bella fetta di catalogo, soprattutto di brani fine sessanta/inizio settanta, dei brani di Battisti. Da Acqua azzurra, acqua chiara a Nel sole, nel vento, nel sorriso, nel pianto; da Senza te a Dieci ragazze; da Balla Linda a Non è Francesca: tutte incasellate, cucite di senso e significato, all’interno di una trama apparentemente convenzionale, ma minuto dopo minuto intricata come uno dei più dolorosi e insinuanti drammi sentimentali visti di recente al cinema.

Anni settanta. Una serranda di un negozio in un piccolo borgo pugliese si abbassa di scatto. Francesca (Laura Chiatti) dà un arrivederci che sa di addio al fidanzato, il meccanico Marco (Michele Riondino). Partirà da hippy per visitare l’India, l’Inghilterra e il mondo. Marco si ritira con la coda tra le gambe e i titoli di testa prevedono già un Io vivrò cantato da Riondino in modalità videoclip, monologo interiore, tra astanti che non ascoltano, piatti di maccheroni e belle fanciulle rifiutate. Sempre al paesello Marco, che un po’ sciupafemmine lo è, rivedrà Chiara qualche anno dopo, tutta peace and love sulla spiaggia assieme a qualche ragazzo alla Hair, ma quando parte una spezzettata e significativa Acqua azzurra, acqua chiara, cantata da Riondino e Chiatti, tra un bar affollato e un esterno pioggia battente, capiamo che i due torneranno insieme. Altro gradino nella scrittura (citiamola subito: brava Isabella Aguilar è tutta farina del suo sacco): Francesca, più indipendente e libera rispetto al fidanzato (Marco fa il meccanico e ha la passione di comporre canzoni alla chitarra) accetta un lavoro da pubblicitaria a Roma. Marco la seguirà, diventerà anche lui compositore di jingle per spot commerciali, ma colleghi, assistenti e superiori rimescoleranno le carte di sentimenti e passione tra i due, con amanti, separazioni, ricongiungimenti, figli e divorzi (appena approvato in quegli anni) a coronare il loro decennio a venire.

Danieli orchestra una messa in scena dinamica, gestendo con notevole maestria lo spazio in cui i brani prendono il posto dei dialoghi della storia (citiamo Non è Francesca al ritmo di tango che è davvero sublime), allestendo set, acconciature, e atmosfere seventies con l’idea di non mitizzare l’iconografia di quegli anni, di renderli in essenza e purezza come un sotterraneo vento di ribellione nelle usanze, nei costumi, nei rapporti tra persone senza i più scontati eccessi ideologici. Un’Avventura è poi un musical atipico proprio perché il numero coreografico (c’è il veterano Luca Tommassini a disegnare passi e movimenti) è trattenuto, sgrassato da ogni delirio di spettacolarizzazione. Una scelta stilistica precisa e rigorosa, senza esplosioni esibizioniste danzerecce corali, perché gli attori in scena nel ballo come i personaggi ritratti nei brani di Battisti/Mogol devono macerarsi interiormente nei loro dolori, crisi, slanci appassionati.

Quando poi il meccanismo canto/testo si struttura, innerva il film, con gli spettatori battistiani o meno che invocano l’attacco di qualche brano (Balla Linda arriva molto avanti, altri molto celebri saltano il turno), ecco che l’intreccio del rapporto tra Marco e Francesca prende il sopravvento. Un’avventura del resto è un film in cui i due amanti (Thomas Trabacchi e Valeria Bilello) sono letteralmente più fighi dei due protagonisti e il ricongiungimento di Marco e Francesca diventa “uno scoglio che non riesce ad arginare il mare”. Il vortice di indecisione, tentennamenti, lacrime e orizzonti imprecisi che si delinea sul finale è probabilmente il momento migliore del film. Gli arrangiamenti alle canzoni di Mogol-Battisti sono di Pivio & Aldo De Scalzi.

Diodato sbuca in sottofinale per dare slancio alla title track (“perché le canzoni d’amore non invecchiano mai”), mentre Riondino e Chiatti si esibiscono spesso (sul finale sicuramente) in cantate live (Riondino suono anche bene la chitarra in presa diretta) da veri professionisti hollywoodiani del musical. Insomma, bene, bravi, bis. E un grazie alla Bilello per una battuta da amante clandestina e timida, proprio quando Marco/Riondino vorrebbe baciarla mescolando apprensioni lavorative fallite che non c’entrano nulla, e lei prende l’iniziativa: “Adesso hai qualcosa da sognare”.

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