“C’è stata una sproporzione, un chiaro squilibrio tra il voto popolare e una giuria composta da poche decine di persone che ha provocato le polemiche”. Così a UnoMattina il presidente della Rai, Marcello Foa, ha commentato il risultato di Sanremo 2019 che ha visto trionfare Mahmood grazie al giudizio dei giornalisti e degli esperti. Per il 46,5% del pubblico da casa, infatti, a meritare la vittoria era Ultimo, arrivato secondo proprio per via del meccanismo di voto. “Questo è il vero punto che deve farci riflettere. Questo sistema funziona o no? Va corretto chiaramente anche perché il pubblico si senta rappresentato”, ha proseguito Foa, sottolineando anche la partecipazione giovanile alla kermesse. “Il dato che più mi ha colpito è che abbiamo avuto un livello di partecipazione sui social, ma anche nei dati d’ascolto, da parte dei giovanissimi che mancava da tanti anni”, ha aggiunto Foa. Un sistema da rivedere, quindi, a favore della giuria popolare che quest’anno poteva esprimere la propria preferenza con massimo cinque voti a serata dal costo di 51 centesimi l’uno.

Foa non è l’unico ad aver criticato il meccanismo. Lo stesso direttore del Festival, Claudio Baglioni, ieri durante l’ultima conferenza stampa in cui ha aperto la possibilità a un “Baglioni ter”, ha sottolineato la necessità di ritornare a “un festival popolare” che sia “giudicato solo dal televoto“. “O il festival diventa di nuovo solo popolare – ha detto il cantante – o questa mescolanza, il fatto di avere tre o quattro giurie spezzettate rischia di essere discutibile”. Il problema, secondo il direttore artistico, sta soprattutto nell'”atteggiamento timoroso nei confronti della sala stampa”, a cui oggi è affidato parte del giudizio finale.

E non sono mancate critiche anche da parte di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Entrambi hanno sottolineato l’inadeguatezza del voto che “evidenzia, ancora di più, la contrapposizione popolo-élite”.

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