“Io ho finito con ieri”. Ma “tanto lavoro ci sarebbe da fare e mi piacerebbe persino farlo. Ora però non ne ho davvero la minima idea, anche perché il troppo stroppia”. Queste le parole di Claudio Baglioni che non chiude all’ipotesi di un ter per il 2020, parlando delle “tante modifiche che andrebbero operate: lavorare sul meccanismo di voto, sul numero dei cantanti in gara, sugli orari.”

“O il festival diventa di nuovo solo popolare – ha detto ancora Baglioni – o questa mescolanza, il fatto di avere tre o quattro giurie spezzettate rischia di essere discutibile. Qualsiasi direttore artistico che arriva a Sanremo si trova tante incrostazioni precedenti, si trovano servitù di passaggio. Poi c’è un atteggiamento timoroso nei confronti della sala stampa, si pensa che togliere il voto ai giornalisti possa suscitare un ritorno ostile, lo dico con grande franchezza. Penso che se il festival vuole essere veramente una manifestazione popolare deve essere giudicata solo dal televoto“.

Ora però il dirottatore artistico vuole solo riposarsi e riflettere: “Per mesi mi sono separato da tutto quello che non era festival. D’altronde quando si assume l’incarico di soprintendere a tutte le operazione del festival si deve creare una zona di silenzio intorno e concentrarsi. Ora c’è tanto bisogno di ombra, quindi tornerò qualche settimana nell’ombra, per poi riaccendere i riflettori sul mio percorso individuale”, dice ancora Baglioni.

Intanto Teresa De Santis, ospite da Mara Venier, dice la sua: “Dipende molto da lui, da quello che vuole fare. Di Baglioni ho apprezzato il perfezionismo e l’attenzione. E non vorrei limitarli al confine di Sanremo”.

 

 

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