“Non esistono martiri di serie A e vittime serie B“: sono le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini che a Basovizza, in provincia di Trieste, durante la cerimonia per celebrare la ricorrenza istituita nel 2004, ha ricordato le vittime delle foibe, l’esodo giuliano-dalmata e le drammatiche vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra. In molti, dal presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, anche lui sul carso triestino, al presidente della Camera, Roberto Fico, hanno rivolto un pensiero ai “martiri del tragico eccidio”, in cui si stima, oltre alle vittime, 300mila esuli. Ieri anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha celebrato la Giornata del Ricordo e oggi per l’occasione ha chiamato l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che “ha fatto tanto per restituire alla memoria nazionale quei tragici eventi”. Mattarella ha espresso al presidente emerito anche “apprezzamento per la sua presidenza, verso cui va la doverosa riconoscenza degli italiani”. Al quirinale il presidente della Repubblica ha ricordato “il capitolo buio delle foibe”, rigettando i “negazionismi”. Anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, ha sottolineato il valore della memoria. “La verità storica non può essere nascosta, è più forte di qualsiasi ideologia, di qualsiasi negazionismo”, ha detto, evidenziando che “non dimenticare tragedie come queste è un imperativo per ogni democrazia che si rispetti”.

La cerimonia alle foibe di Basovizza –  “I bimbi morti nelle foibe e i bimbi di Auschwitz sono uguali”, ha detto durante l’evento Salvini. “Non esiste un però per Auschwitz e un però a Basovizza. Sono criminali gli uni e sono criminali gli altri”, ha continuato.  “Farò tutto quello che sarà in mio potere da vicepresidente del Consiglio perché su tutti i banchi di tutte le scuole italiane la storia non si fermi, perché non ci siano stragi dimenticate – ha aggiunto – Per questo faccio affidamento su insegnanti su donne su uomini educatori liberi che portino in classe il passato affinché il futuro non riproponga mai orrori simili”. Tanti i politici presenti alla commemorazione in uno dei luoghi simbolo dell’eccidio, dal vicepremier, all’esponente di Forza Italia, Tajani, fino al presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga e alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

“Non possiamo permettere che una dittatura efferata, che una dittatura comunista come quella di Tito, ripeta in Venezuela quello che è accaduto qui. È una vergogna che non deve mai accadere”. È il commento del presidente del Parlamento europeo durante la visita a Basovizza. “Non possiamo – ha proseguito Tajani – proprio da qui in questo posto non inviare un messaggio a un altro popolo che soffre: al Venezuela”. “Là – ha concluso – stanno soffrendo milioni di confratelli, milioni di italiani che portano il nome e cognomi italiani, che sono ancora cittadini italiani e alcuni magari vengono proprio da questi posti”. Anche Tajani via social ha poi criticato il negazionismo. “A Basovizza per rendere onore ai martiri delle foibe! Chi nega ciò che è accaduto è complice”, ha scritto su Twitter. “Ai giovani il dovere di continuare a rendere onore ai nostri martiri. Bello vedere tanti giovani a Basovizza per il Giorno del Ricordo!”, ha aggiunto.

La cerimonia è stata aperta dalla liturgia con la messa a suffragio celebrata dall’arcivescovo di Trieste, monsignor Giampaolo. Dopo l’ingresso dei gonfaloni, davanti alla grande foiba sono state deposte delle corone per celebrare i martiri delle foibe. All’evento erano presenti anche un picchetto del Reggimento Piemonte Cavalleria e diverse associazioni combattentistiche, sodalizi patriottici e rappresentanze legate agli esuli. Oltre quattrocento – spiegano gli organizzatori – gli studenti provenienti da diversi istituti di Italia, che hanno aderito al progetto “Le tracce del Ricordo” ideato dal Comune e dalla Lega Nazionale di Trieste.

Dopo la cerimonia il ministro dell’Interno si è spostato all’ex campo profughi di Padriciano. Sulle foibe, l’Europa, “arriva tardi”, ha detto il vicepremier a margine della visita. “Da ministro dell’Interno sto lavorando con i colleghi di oltre confine su questioni attuali, poi se qualcuno oltre che del presente vuole dire qualcosa sul passato, bene, ma non costringerò nessuno”, ha poi replicato a chi gli chiedeva se da parte slovena e croata ci si possa aspettare scuse ufficiali per quanto accaduto negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale sul dramma delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata.

Da Fico a Elisabetta Trenta: il ricordo dei politici sui social – Su Facebook e Twitter molti, dal presidente della Camera, alla ministra della Difesa, hanno scritto il loro personale commento sul massacro. “Quella delle foibe è stata una delle pagine più drammatiche della storia del nostro Paese. Una tragedia immane, che ha riguardato migliaia di donne e uomini, lesi nella loro dignità e privati dei loro diritti umani fondamentali – ha scritto l’esponente del Movimento 5 stelle – L’istituzione del “Giorno del ricordo” il 10 febbraio ha avuto il merito di aver portato alla luce orrori per troppo tempo taciuti e relegati nella dimensione privata degli esuli che, per molti anni, hanno portato da soli il peso di quei tragici eventi. Questa giornata risponde, quindi, a quell’imperativo morale e civile di coltivare e trasmettere la memoria. Solo mantenendo vivo il ricordo e alimentando la riflessione su quanto avvenuto al confine orientale del nostro Paese contribuiremo a costruire un futuro in cui simili tragedie non si ripetano mai più”. 

“Nella nostra memoria permanga il ricordo della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati”, ha commentato invece Elisabetta Trenta, tramite il profilo Twitter del ministero della Difesa.

 

“Ricordare le Foibe, che sono parte integrante della storia del nostro Paese, significa rendere giustizia a chi morì solo perché italiano”, ha sottolineato, sempre cinguettando l’esponente del Partito democratico, Nicola Zingaretti.

E prima di partire per Basovizza anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha lanciato un messaggio sui social. “Trieste, spettacolo unico. Oggi qui per onorare il sacrificio di migliaia di connazionali torturati, massacrati e gettati nelle #FOIBE, spesso ancora vivi, dai comunisti. La colpa? Essere Italiani???? Chi nega uccide due volte. Noi non dimentichiamo. #giornodelricordo #10febbraio”, ha cinguettato.

E non sono mancate anche le gaffe. “Nel 1947 nostri connazionali di Istria, Fiume e Dalmazia furono costretti all’esilio e gettati nelle foibe. Una pagina di storia nazionale che dobbiamo ricordare approfondendo la verità storica e promuovendo una cultura priva di odio ideologico”, ha affermato il senatore Pietro Grasso su Twitter.

Immediato il commento di Maurizio Gasparri che ha bacchettato l’esponente di LeU per l’errore storico. “Ma come si fa a scrivere ‘nel 1947’, gli eccidi e l’esilio cominciarono molto prima, errore imperdonabile”, ha scritto sul social il senatore forzista.

 

Aggiornato da redazione web il 15-2-19