E se James Brown fosse stato ucciso? Un documentario andato in onda sulla CNN potrebbe riaprire il caso del “godfather of soul” morto tredici anni fa in un letto di ospedale di Atlanta a 73 anni. Thomas Lake è il reporter che, come in un thriller, alcuni anni fa è stato rintracciato da una sconosciuta. “Salve Mr. Lake, io posso provare che James Brown è stato assassinato”. Dall’altra parte del telefono parla Jacque Hollander. Sessantuno anni, bionda ed eccentrica circense, due anni fidanzata con James Brown e amica della sua terza moglie, Adrienne, morta nel 1996 per “overdose accidentale”.

La confessione della Hollander ha aperto un’indagine durata due anni, con 140 intervistati, migliaia di rapporti della polizia scandagliati. Lake è giunto alla conclusione che il fascicolo della morte dell’autore di I feel good è perlomeno da riaprire. Del resto sono ben 16 le persone vicine a Brown che non hanno mai creduto alla motivazione ufficiale della crisi cardiaca ma a un avvelenamento.

La CNN è riuscita a far riemergere la confessione, poi ritrattata, della parrucchiera del cantante dove afferma di averlo avvelenato sul letto d’ospedale. Oltretutto i referti medici della degenza del padrino del soul nel 2006 all’Emory University Hospital di Atlanta segnalano un buon recupero rispetto ai problemi cardiaci che l’avevano portato al ricovero e a una rapida dimissione. In quella stanza d’ospedale accaddero però cose stranissime, come il manager, unico presente nella stanza d’ospedale dell’entourage di Brown, che esce all’improvviso per andare a comprare del Maalox quando nell’armadietto dei medicinali a pochi metri ne poteva richiedere quanti ne voleva. Poco dopo al suo rientro troverà il cantante morto.

Le stranezze in questa vicenda si susseguono. E l’inchiesta della CNN le mette bene in fila. Ad esempio il testamento del 73enne in cui diseredava i figli e lasciava tutto ai bimbi poveri della Georgia non è valido e i suoi soldi sono gestiti oggi da un avvocato che Brown voleva licenziare per avergli sottratto diversi milioni di dollari. E ancora: un amico del defunto cantante possiede una fiala con del sangue di Brown prelevatogli da un’infermiera dell’Emory che non credeva alla morta naturale. Insomma le indagini di Lake potrebbero riaprire il caso. Magari iniziando da quello che all’epoca non si fece: l’autopsia. Colpo di scena: nella cripta di casa di una delle figlie dov’era sepolto il corpo di James Brown non c’è più.

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