Ma era la prima serata del Festival di Sanremo, l’evento più importante della televisione italiana, o uno spettacolo in onda direttamente dalla Romania anni Settanta di Ceausescu? Cupo, grigio, noioso, triste, lento, senza un guizzo, senza un alito di vita, senza una ventata di freschezza… La scena era tutta buia come la notte più nera, e in tanti mi segnalano che c’erano problemi di audio durante le esibizioni. E perché le luci erano sempre così basse? Qualcuno si è dimenticato di pagare la bolletta? Insomma, un Festival che non si vede e non si sente… Ma si può?

E quello strano meccanismo con tutte quelle sedie che si muovevano, apparivano e sparivano, e che faceva girare la testa solo a guardarlo… Ce n’era bisogno? Baglioni era molto a suo agio nella sua parte. Voleva, e l’ha dichiarato, armonia, ma al momento non mi sembra di averla vista. Bisio, o Brosio, o come si chiama, ha infilato una papera dietro l’altra, e non ha mai fatto ridere, si vedeva che era molto teso. Peccato. Virginia Raffaele? Si capiva che era in tensione, ma per fortuna riusciva a dare un po’ di sprint.

Ma veniamo alla gara, e ai dolori veri. Non me ne vogliano i cantanti, ma in tanti non mi sono piaciuti. L’unica canzone che andrà oltre il confine italiano di Ventimiglia e che non verrà rispedita indietro con il dazio di Trump è quella de Il Volo, che sono rimasti tre ragazzi semplici anche se hanno cantato con Barbra Streisand, Lady Gaga, Tony Bennett. Peccato che si senta un po’ troppo lo zampino della Nannini, che ha scritto il brano.

Di Anna Tatangelo mi è piaciuta la bellezza, e l’abito degno di Joan Collins in Dynasty.

Di Patty Pravo mi sono piaciuti i tanti secondi di silenzio che hanno preceduto l’esibizione sua e di Briga.

Bravo Nino D’Angelo, alfiere della musica napoletana che merita sempre di essere riscoperta e valorizzata.

Loredana Bertè, con quel look da mamma Ebe, mi è piaciuta abbastanza: ritmata, viva, rock. Loredana è sempre Loredana, e questo è il suo pregio.

Un nome sul quale puntare? Arisa, con una canzone furba e festivaliera, orecchiabile e pop, che senz’altro avrà un gran successo grazie al piglio di Caterina Caselli. Se questa artista fosse nata in Francia, già sarebbe una star mondiale perché ha una voce bella, pulita, delicata.

Silvestri mi ha convinto, è stato importante e impegnato, così come mi è piaciuto Simone Cristicchi intriso di saudade, come dicono i brasiliani. Entrambi sono stati emozionanti.

Paola Turci, con la sua simpatia da vendere, non aveva un brano con la forza dell’anno scorso, e lo stesso vale per Nek. All’inizio pensavo che quella di Nek fosse una canzone porno, ma la sua faccia è talmente bella e vincente che avrà comunque successo.

Renga, tra le voci italiane, è la più bella, ma la sua canzone al momento non la so giudicare. Fatelo voi.

Noi speravamo nella grande melodia, come aveva promesso il patron Claudio Baglioni, però poi la commissione ha bocciato Caramelle, che sarebbe stata un gioiello dentro questa carrellata di canzoni molto brutte, alcune inascoltabili, e solo 4-5 da poter salvare, come quella dei BoomDaBash.

Dei più giovani mi ha colpito Irama, molto curioso, un ragazzo che piace ai ragazzi, e che ha cantato un testo delicato. Chi mi è sembrato spocchioso è stato Enrico Nigiotti, che quando canta sembra che dica: “Sono il più bello e il più bono di tutti!”.

Alessandro Mahmood ci ha regalato tanti Soldi. Sembra Stromae e anche se è ancora lontano anni luce potrebbe essere una rivelazione.

Un festival, in definitiva, senza donne forti. Bocciare Iva Zanicchi, che avrebbe festeggiato i 50 anni di Zingara, è stato un peccato, ma a Baglioni non gliene è fregato niente di lei, né di Marcella. E che dire di altre donne vintage come Rettore, Nada, la Oxa, che avrebbero dato lustro e pepe al Festival? Ricordiamoci che il Festival di Sanremo è femmina.

Ho sentito poco entusiasmo da parte del pubblico. Per il prossimo anno propongo una conduzione Piero Chiambretti-Barbara D’Urso: il fuoco “contro” le tenebre”. Comunque, la prima sera era molto più interessante da ascoltare alla radio o da seguire sui siti. Però ho registrato tutto, e facendo colazione mi sono finalmente goduto il Festival. Mentre avevo la tazza di the in mano e aspettavo il lungo e imbarazzante silenzio che precedeva l’esibizione di Patty Pravo, mi è caduta la tazza sulle gambe dalla tensione. Per fortuna che non scottava e non mi sono ustionato.

 

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