Il reddito di cittadinanza muove i primi passi, con la nascita del sito e la presentazione della prima card, mentre dalle audizioni al Senato emergono i dati di chi ne beneficerà. Secondo l’Istat i percettori totali si fermeranno a 2,7 milioni di persone, mentre per l’Inps saranno ancora meno: il presidente uscente Tito Boeri ha parlato di 2,4 milioni. Cifre diverse tra loro e quasi dimezzate rispetto a quelle che aveva annunciato il governo, parlando a più riprese fino a metà gennaio di una platea di “circa 5 milioni”. Nella Relazione tecnica del Decretone veniva invece specificato solo il numero delle famiglie beneficiarie, 1,3 milioni, confermato anche dall’Istat. Ma, mentre il documento presentato a Palazzo Madama parlava di 363mila single, secondo l’Istituto il 47,9% dei nuclei che riceveranno il reddito (626mila) sarà costituita da una persona, per cui i percettori totali si abbassano.

Numeri smentiti da Pasquale Tridico, consulente del ministero del Lavoro, che in una nota scrive: “La platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza così come scritto nella relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria riguarda una stima di adesioni all’85% per circa 1,3 milioni di famiglie (e circa 4 milioni di persone). La stima dei nuclei potenziali è invece di circa 1,7 milioni per 4,9 milioni di cittadini. Le stime dell’Inps, al netto di quelli sulla pensione di cittadinanza – sostiene Tridico – si basano su un database meno affidabile” di quello del “Ministero del lavoro, usato e testato anche in passato”.

Le divergenze con l’Inps non riguardano solo la platea. Nella sua audizione in commissione Lavoro, Boeri ha sottolineato come “il 50% dei beneficiari del reddito di cittadinanza sono nuclei senza redditi o comunque senza redditi da lavoro, nuclei tra i quali si celano anche gli evasori e i sommersi totali“. Per questo ha suggerito di “accelerare il più possibile l’avvio dell’Isee precompilato” e rinviare l’avvio operativo del reddito alla piena operatività di quello strumento, i cui contenuti è previsto che vengano controllati dall’istituto previdenziale usando le informazioni proprie e quelle fornite dall’Agenzia delle Entrate.

“Senza controlli circa un miliardo di beneficio non dovuto” –  Infatti “in assenza di controlli ex ante sulla veridicità delle autodichiarazioni patrimoniali da parte dei richiedenti il reddito” secondo l’economista si rischia di dovere in sede di verifica ex post recuperare “somme ingenti da famiglie che non soddisfano i requisiti patrimoniali“. Le simulazioni dell’Inps in caso di Dichiarazione sostitutiva unica veritiera ipotizzano circa 100.000 nuclei beneficiari in meno (ne resterebbero 1.062.000) ciascuno con un importo medio erroneamente versato di 10.000 euro con una stima di costo in meno di circa un miliardo.

Cifre diverse sulla platea di beneficiari: per l’Istat 2,7 milioni, per Inps 2,4 – Le famiglie beneficiarie secondo l’Istat saranno 1,3 milioni, ma il 47,9% dei nuclei che riceveranno il reddito (626mila) sarà costituita da single, per cui i percettori totali si fermeranno a 2,7 milioni di persone. Una cifra diversa da quella stimata da Boeri, che ha parlato di 2,4 milioni di beneficiari, e molto inferiore a quelle fornite dal governo che aveva previsto circa 5 milioni di beneficiari. Il presidente Inps ha anche sottolineato che un 8% dei nuclei familiari che ora beneficia dei Reddito di inclusione sarà escluso a regime dal Reddito di cittadinanza: “Si tratta soprattutto di famiglie numerose”. Il Rdc triplica comunque il numero dei nuclei beneficiari rispetto al Rei.
Roberto Monducci, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, ha fornito anche i dettagli sulla condizione occupazionale di chi riceverà il reddito: 679mila sono casalinghe, 428mila risultano occupati e 613mila disoccupati. Gli under 16 sono 515mila mentre gli studenti sono 184mila e i ritirati dal lavoro 224mila. Gli inabili al lavoro sono 63.000. Se si guarda solo alle persone in età da lavoro (15-64 anni) le casalinghe che potrebbero prendere il sussidio sono 465.000 (il 26% del totale). Le coppie con figli minorenni sono invece circa 260mila (il 19,6% delle famiglie beneficiarie) e percepiranno, in media, 6.470 euro, “quindi meno delle coppie con figli tutti adulti (che percepiranno 7.041 euro) per effetto delle scale di equivalenza”, ha spiegato Monducci.

“Il 62% dei beneficiari ha la terza media o licenza elementare. 120mila laureati” – Il presidente Inps, inoltre, ha detto che “si può stimare che circa 470mila individui attualmente inattivi potrebbero transitare nell’offerta effettiva di lavoro sulla base di quanto disposto dal provvedimento in relazione alla obbligatorietà della ricerca attiva di lavoro”. Tra i potenziali beneficiari del reddito in età da lavoro, stima l’istituto di statistica, ci sono anche circa 120mila laureati, compreso chi ha anche un titolo di studio post-universitario. La stragrande maggioranza, oltre il 62% (1 milione e 120mila persone), ha conseguito invece il diploma di terza media o la licenza elementare (241mila persone, il 13,4%). Il 30,9%, 553mila persone, ha un diploma di scuola superiore.

Per Istat costo stimato nel 2019 di circa 6,6 miliardi – Nel 2019 il costo totale del Reddito di cittadinanza nell’ipotesi di take up (utilizzazione) all’85% è stimato in circa 6,6 miliardi di euro su base annua. Lo si legge nel documento presentato dall’Istat in audizione. L’istituto ricorda che secondo la Relazione tecnica del Decretone nel 2019 sarebbero necessari 5.620 milioni per nove mensilità (oltre a 274 milioni per il proseguimento del Rei). Il costo annualizzato del Rdc secondo la relazione tecnica è di 7.493 milioni di euro. Nello stesso documento Istat si rileva anche che il reddito di cittadinanza “determinerebbe una riduzione della disuguaglianza nella misura di 0,2 punti percentuali dell’indice di Gini, che passerebbe da 30,1 a 29,9%“.