Da una parte il fronte M5s degli ortodossi, convinto si debba mandare Matteo Salvini a processo da solo sul caso Diciotti. Dall’altra chi sta valutando, sempre tra i 5 stelle, l’ipotesi dell’autodenuncia di tutti i ministri M5s e magari di arrivare anche a votare no in Aula all’autorizzazione a procedere contro il leghista. Dopo che il leader del Carroccio ha chiesto al Senato, con una lettera al Corriere della Sera, di essere salvato dal processo, anche dentro i 5 stelle hanno cominciato a nascere i dubbi su come comportarsi. In serata Luigi Di Maio ha visto i senatori che siedono in Giunta delle elezioni e delle immunità per discutere e confrontarsi sulla linea da tenere: la discussione inizia il 30 gennaio e salvo il voto unanime dei componenti, poi il caso passerà all’Aula. Poco prima della riunione ci sono stati due interventi cruciali per capire l’aria dentro i 5 stelle: prima Alessandro Di Battista ha detto che “non si può mandare a processo Salvini da solo”, poi è intervenuto il premier Giuseppe Conte per dire che si assume la responsabilità politica del caso Diciotti. Sono due opinioni che fanno la differenza. Anche se la partita del come voteranno in Senato rimane aperta: Di Battista ha ammesso che è difficile per i 5 stelle votare contro l’autorizzazione a procedere, ma ha anche detto che tutto può cambiare in 24 ore.

Il primo a parlare oggi è stato il ministro ai Trasporti Danilo Toninelli: “Quella sulla Diciotti”, ha detto a Mattino Cinque, “è stata una decisione “che abbiamo preso insieme, io, Salvini, il presidente del Consiglio e l’intero governo italiano del cambiamento. Se processano Salvini devono processare anche me e tutto il governo”. E’ stata “una decisione collegiale, se vogliono farlo diventare un processo al governo vogliamo andare tutti davanti a un giudice”. Poi il viceministro Lorenzo Fioramonti su La7 ha aggiunto: “Possibili i colpi di scena”, lasciando intendere che la strada dell’autodenuncia è una via tutt’altro che dimenticata. Non tutti però sono d’accordo sul punto: “Male non fare, paura non avere”, ha scritto il senatore Nicola Morra su Twitter con un tono tutt’altro che sereno. C’è anche chi ha ipotizzato un voto online sul Blog delle Stelle, ma per il momento è la strada meno probabile.

Il primo a parlare venerdì scorso era stato infatti il senatore M5s Gianluigi Paragone, secondo cui per i grillini la strada era soltanto una: dare il via libera all’autorizzazione a procedere. “Non abbiamo mai negato i politici alla giustizia”, aveva detto. Poi il giorno successivo si erano mossi altri esponenti del governo, ribadendo che “la linea era chiara” e che il M5s avrebbe votato a favore anche perché “Salvini stesso voleva farsi processare”. Questo però era prima che il ministro dell’Interno cambiasse la sua posizione e chiedesse ai senatori di salvarlo. Da lì si è cominciato a muovere un fronte governista, sempre più perplesso del voto contro il leader del Carroccio. Se il rischio è quello di compromettere la tenuta del governo, a quel punto cambiano tutti i calcoli.

Con un problema in più: una parte dei 5 stelle, i cosiddetti “ortodossi” e che da inizio legislatura vengono associati con l’ala vicina al presidente della Camera Roberto Fico, faticano a digerire una scelta che sembra così contraria ai principi fondanti del Movimento. Lo stesso Fico per il momento tace, ma fonti a lui vicine rivelano che sta valutando se esprimersi sul tema. Chi ha detto la sua è stato un altro ritenuto da sempre “critico”, o almeno fino all’elezione alla guida della commissione Antimafia: “Male non fare, paura non avere”, ha scritto su Twitter Morra. Un segnale sicuramente a quelli in Senato che guardano alle sue parole. Non ha invece lasciato spazio alle interpretazioni Luigi Gallo, il deputato M5s (molto vicino a Fico): “Salvini deve essere processato perché la legge è uguale per tutti. Siamo stati e saremo sempre contro i privilegi della Casta, anche quando, e a maggior ragione, quei privilegi possono essere usati dai membri del nostro stesso governo”. Decisa a votare sì anche la senatrice Paola Nugnes: “Come senatori siamo chiamati a valutare se c’era un interesse pubblico superiore a determinare la condotta di Salvini” sul caso Diciotti. “Beh, l’interesse pubblico non c’è”.

In giunta per le Immunità siede tra l’altro anche l’ex M5s Gregorio De Falco, espulso a fine dicembre scorso dal Movimento per il dissenso sul decreto Sicurezza. “Io ho già deciso cosa voterò”, ha detto a “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1, “ma al momento non mi sembra opportuno comunicare pubblicamente la mia opinione. Io in questo mi distinguo leggermente dalla posizione del Movimento 5 stelle che a riguardo ha una posizione ideologica. Un atto politico si traduce negli atti che fissano i fini di natura generale. Io non credo che un atto politico possa incidere nella storia di un soggetto determinato. Se i 5 stelle cambieranno indirizzo dopo la lettera di Salvini al Corriere? Spero che la coerenza questa volta faccia premio. Purtroppo i 5 stelle spesso non sono coerenti”.

 

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