Il senatore del M5s Gianluigi Paragone annuncia che il Movimento voterà sì alla richiesta di autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno Matteo Salvini, riguardo al caso Diciotti. Paragone ha parlato durante un’intervista ad Accordi&Disaccordi, andata in onda stasera sul Nove. “Credo che Matteo Salvini abbia già deciso di non sottrarsi al processo, quindi il problema neanche esiste – ha aggiunto il senatore – Noi non abbiamo mai negato alla giustizia un ministro o un parlamentare, quindi andiamo in linea. Anche la Lega potrebbe sorprendere e votare sì”. Interpellato da Andrea Scanzi, l’ex conduttore aggiunge: “Qualcuno sta regalando a Salvini una prateria elettorale, una campagna elettorale già fatta”. Significativo che ad anticipare cosa farà il M5s e cosa potrebbe fare il Carroccio sia il parlamentare che più di tutti incarna l’integrazione in maggioranza: come noto Paragone è stato leghista e direttore della Padania e – dopo la carriera in Rai e a La7 – è stato eletto con i Cinquestelle. Negli ultimi tempi, peraltro, ha richiamato il governo a scelte più trasparenti e davvero di rottura per esempio sulle banche (in particolare dopo il caso di Carige). Per Paragone il governo comunque non rischia, nemmeno dopo le Europee: non ci sarà uno shock, dice, semmai un riequilibrio. Il senatore grillino è tornato sulla vicenda di Castelnuovo di Porto: “Quei centri sono diventati un punto di business. Dentro i Cara c’è già la negazione della dignità umana, se devi stare in mille in un posto che contiene 600 persone. Quando diventano business, non mi fa piacere. Difendo la chiusura e il superamento di quel modello. Detto questo, l’esecuzione dello sgombero a Castelnuovo non mi è piaciuto: dividere le famiglie, vedere che qualcuno non avesse prontezza nell’organizzazione, quantomeno te la preparavi bene”. Ed è durissimo con il compagno di gruppo Elio Lannutti che giorni fa ha condiviso uno dei falsi più celebri della storia, fonte primaria della infamante propaganda antisemita: “Ha fatto una puttanata galattica. Ha condiviso un falso, una mostruosità, però ha chiesto perdono, disponibile anche ad un percorso con la comunità ebraica. Ho parlato con Lannutti e mi ha detto: ‘So che ho fatto una cretinata, sono disponibile a parlare con la comunità ebraica, e anche a seguire un percorso di riabilitazione e rieducazione”.

Tornando al caso di Salvini, il tribunale dei ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere al Senato nonostante la richiesta di archiviazione della Procura di Catania. Per i giudici era un obbligo salvare i 177 migranti a bordo della nave della Marina Militare: questo significava non solo fornire un luogo sicuro, ma garantirne la sicurezza, le necessità primarie – come cibo, alloggio, cure mediche – e anche il trasporto a una destinazione vicina e finale. In realtà rimasero 5 giorni a bordo della nave ormeggiata sotto il sole in piena estate – dopo un viaggio di parecchi giorni – per via del veto definito “arbitrario” posto proprio dal ministro dell’Interno per “finalità politiche”.

Non è dato sapere se la Lega si comporterà davvero come dice Paragone. Ma l’intenzione del segretario della Lega è quella di affrontare da protagonista tutti gli iter in Parlamento. Anzi di trasformare addirittura il Senato in un palco, per ribadire che sul caso della Diciotti ha fatto solo “il bene dell’Italia e degli italiani”. Insomma: all’immunità non si può rinunciare, perché è una prerogativa a tutela della funzione e non della persona. “Il voto ci deve essere. Deciderà il Senato liberamente”. Ma naturalmente promette un suo intervento in Aula: “Lo rifarei. Se ritengono sono pronto a farmi processare”. Salvini non ha ancora deciso, è in corso una riflessione, che sarà presa dopo una attenta valutazione con i suoi avvocati. La questione però alla fine è tutta politica. Resta da capire se Salvini farà valere il fatto che ogni scelta è stata condivisa con il resto del governo e quindi se chiederà ai Cinquestelle di seguirlo. Non solo: la scelta di Salvini è stata applaudita, fino a oggi, anche da Fratelli d’Italia. E Forza Italia per prassi vota contro qualsiasi autorizzazione a procedere arrivi in giunta.

I senatori peraltro sono chiamati a decidere se il ministro ha agito per un interesse costituzionalmente rilevante o a difesa dell’interesse pubblico. Un intervento in Aula forse potrebbe non salvarlo dal processo ma di sicuro sarebbe altra benzina alla campagna elettorale per le Europee, proprio come dice Paragone. La prima seduta della giunta del Senato (presieduta da Maurizio Gasparri, Fi) è convocata per il 30 gennaio, ma l’organismo avrà tempo un mese per esprimere un parere e consegnarlo all’Aula. Anche qui ci sarà tempo 30 giorni per prendere una decisione, in linea o contraria alla giunta. Il tutto, insomma, dovrebbe chiudersi entro il 30 marzo, a poco più di un mese dalle elezioni europee e in piena campagna elettorale.

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