Eni avanza nel Golfo. Il gruppo petrolifero italiano controllato dal Tesoro, ha firmato ad Abu Dhabi un accordo che consentirà al cane a sei zampe di acquisire dal gruppo petrolifero di Stato Adnoc il 20% della società di raffinazione Adnoc Refining. Adnoc, Eni e l’austriaca Omv che ha siglato un accordo analogo, hanno inoltre concordato di costituire una joint venture dedicata alla commercializzazione dei prodotti petroliferi con le stesse quote azionarie stabilite per Adnoc Refining (Omv avrà il 15%).

Alla firma erano presenti lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe della corona di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti, e il premier Giuseppe Conte. L’accordo è stato firmato da Sultan Ahmed Al Jaber, ministro di Stato degli Emirati e amministratore delegato di Adnoc, e dall’ad di Eni Claudio Descalzi.  Per l’acquisizione da parte di Eni del 20% delle quote verserà cash circa 3,3 miliardi di dollari al netto del debito netto e passibile di aggiustamenti al momento del perfezionamento, ammontare che corrisponde a un valore di impresa di circa 3,9 miliardi di dollari (quota Eni).

Il completamento dell’acquisizione è soggetto al verificarsi di alcune condizioni sospensive, legate al via libera delle autorità regolatorie. “Quella firmata oggi – sottolinea Eni – è una delle operazioni più rilevanti mai condotte nel settore della raffinazione e riflette la dimensione, la qualità e il potenziale di crescita degli asset di Adnoc Refining, unitamente alla posizione geografica che le consente di rifornire i mercati di Africa, Asia ed Europa”.

Adnoc Refining opera tre raffinerie, situate nelle aree di Ruwais (Ruwais East e Ruwais West) e Abu Dhabi (Abu Dhabi Refinery), con una capacità di raffinazione complessiva che supera i 900mila barili al giorno. Il complesso di raffinazione di Ruwais è il quarto a livello mondiale in termini di capacità produttiva e garantisce, sottolinea Eni, “un elevato livello di conversione grazie all’adozione delle migliori tecnologie disponibili e di uno schema di processo a elevatissima conversione. Il complesso industriale ha già dimostrato di avere un margine di raffinazione resiliente, grazie a importanti vantaggi competitivi in termini di integrazione, economie di scala, complessità ed efficienza degli impianti, vicinanza ai giacimenti upstream (che forniscono il greggio e l’alimentazione di gas naturale) e posizione baricentrica rispetto ai mercati orientali e occidentali”. “L’operazione consentirà a Eni di rafforzare ulteriormente la resilienza del proprio business di raffinazione, riducendo l’obiettivo relativo al breakeven del margine di raffinazione del 50%, a circa 1,5 dollari al barile”, rimarca il cane a sei zampe.

Quanto alla joint venture Eni-Omv-Adnoc per la commercializzazione dei prodotti petroliferi, esporterà a livello internazionale i prodotti di Adnoc Refining per un volume del 70% della produzione complessiva. Le forniture domestiche nell’ambito degli Emirati Arabi Uniti continueranno a essere gestite da Adnoc.  “I partner ci aiuteranno a raggiungere il nostro obiettivo di creare sempre più valore da ogni singolo barile che produciamo – sottolinea Sultan Ahmed Al Jaber – Lavorando congiuntamente con i nostri partner, genereremo ulteriore efficienza nell’ambito delle operazioni, migliorando la performance dei nostri asset e del nostro business”. Descalzi dal canto suo rimarca che l’operazione consente a Eni “di entrare nel settore downstream degli Emirati Arabi Uniti e rappresenta per Eni un incremento del 35% della propria capacità di raffinazione”.

Eni è presente nel settore upstream degli Emirati Arabi Uniti da marzo scorso, quando si è aggiudicata da Adnoc il 10% delle concessioni di Umm Shaif e Nasr e il 5% di quella di Lower Zakum, seguite nel novembre dello stesso anno dall’assegnazione del 25% della concessione di Ghasha, mega progetto offshore di Adnoc. Il 12 gennaio Eni si è aggiudicata il 70% nelle concessioni esplorative offshore denominate Blocco 1 e Blocco 2. Eni in Medioriente, oltre che negli Emirati Arabi Uniti, è presente anche in Oman, Bahrain, Libano e Iraq.

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