Metti una sera cena e, tra un risotto tartufato e un pollo al curry,  si gioca a “I dieci piccoli indiani”. La situazione attuale dei mercati sembra l’incipit di un giallo di Agatha Christie: c’è stato un delitto e ci sono i principali sospettati. Al posto di Nigger Island siamo invece in una splendida casa che si affaccia sul Castello Sforzesco. Anfitrione e commensali preferiscono mantenere l’anonimato. Il gioco comincia mentre il cameriere in giacca rossa gallonata mesce un Brunello di Montalcino di buona annata nei calici di cristallo. Il colpevole, più di uno in verità, si scoprirà alla fine perché il “delitto” perfetto, come il detective Poirot insegna, non esiste.

Il delitto in questione è il crollo dei mercati avvenuto alla fine del 2018. I  suoi effetti sono ancora infestanti. L’indice azionario S&P500 ha perso quasi il 20% in meno di tre mesi. Il 2018 è stato uno dei peggiori negli ultimi 30 anni (secondo uno studio di Deutsche Bank sarebbe il peggiore addirittura dal 1900). Questa la premessa. Prende la parola l’aristocratico padrone di casa che gestisce patrimoni a svariati zeri: “I sospettati sono l’inizio del quantitative tightening della Fed. La fine del quantitative easing europeo. L’aggravarsi della guerra commerciale tra Usa e Cina e il rallentamento dell’economia mondiale”. Un altro signore, industriale delle calze, mentre annusa con aria da intenditore un sigaro Cohiba, aggiunge l’altro sospettato: il mercato del 2017. Incalza un altro che la sa lunga: “Venivamo da un duraturo periodo di calma e assenza di significative turbolenze, in particolare il mercato americano a cavallo del 2017 ha registrato ben 15 mesi consecutivi chiusi con segno positivo.

Questa situazione, generando un eccesso di ottimismo, aveva persuaso molti investitori ad aumentare i rischi e a abbassare le difese, nella convinzione che il mercato fosse ormai facile da affrontare. Il fatto che ad ogni correzione era sempre seguito un immediato rimbalzo, ha spinto gli investitori sempre più al buy the dip, ovvero l’acquisto di titoli dopo ogni piccolo ribasso. Questa eccessiva compiacenza ha spinto ad aumentare il rischio in ogni porzione dei portafogli: non solo nella parte azionaria, ma anche nella componente di reddito fisso”.

Le signore presenti cominciano a sbadigliare. Una, méchata e di pizzo avorio scervinata (intendo griffata Ermanno Scervino), con fare seducente butta lì nello stagno della conversazione una citazione di Nietzsche: “Tutto quello che non uccide ti fortifica…”. Ma nessuno ci fa caso. Si continua sui massimi sistemi: il rischio di portafoglio non era mai sufficiente, per effetto della FOMO (Fear of Missing Out), la paura di rimanere fuori da un mercato in crescita. “Anche nel matrimonio si fanno investimenti sbagliati e si rimane tagliati fuori”, incalza un’altra dama che è appena stata mollata dal marito per un modello più giovane e rampante.

L’indice alcolico dei commensali inizia a salire (quello delle Borse meno, haimè): “Appare più che probabile che non vi sia una recessione dietro l’angolo: sia in Europa che in Usa si registrano livelli di crescita ancora sopra le linee tendenziali. D’altra parte, anche la guerra dei dazi ha le sue ragioni e potrebbe avere anche effetti positivi: le pratiche scorrette della Cina non erano più tollerabili né sostenibili da nessuno”. Quali sono, dunque, le prospettive future? Visioni e previsioni. La crescita del turismo, l’Internet of Things, la mobilità elettrica e l’innovazione tecnologica stanno rivoluzionando interi settori. Anche le banche centrali stanno rivedendo le posizioni sulle politiche monetarie e l’aumento dei tassi, quindi le prospettive potrebbero diventare più favorevoli.

Alla fine l’anfitrione che di mestiere deve dare fiducia ai suoi azionisti, tranquillizza il parterre: “Noi vediamo questo momento più come una opportunità che come un segnale d’allarme. D’altra parte, il panico attuale è la conseguenza inevitabile dell’eccesso di compiacenza e suggeriamo di non abbassare le difese anche in tempi non sospetti. Davanti alle turbolenze del mercato globale: non si può affrontare l’oceano in barca a remi, anche se si prende il largo in un giorno di bonaccia”.
Si è fatto tardi, domani si sgobba: la signora “scoppiata” prima di salutare ricorda la filosofia di Murphy: “Sorridi, domani sarà molto peggio“.

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