Con l’entrata al governo del Movimento 5 Stelle, tra parecchi attivisti no slot c’erano molte aspettative. I grillini si erano sempre caratterizzati, finché stavano all’opposizione, come fieri nemici del gioco d’azzardo e promettevano provvedimenti drastici per fermare l’epidemia di gioco compulsivo che è in corso da anni in Italia. La trattativa con la Commissione europea a proposito della prima ipotesi di manovra finanziaria 2019 (che prevedeva un pur modesto deficit del 2,4%) si è conclusa, come è noto, con un cedimento del governo gialloverde alle richieste dell’Ue (cioè con ulteriori tagli per portare il deficit al 2,04%). La resa di Conte si è concretizzata nel maxiemendamento presentato dal governo prima di natale. E così la nuova versione della manovra, a suon di voti di fiducia e senza nessuna discussione in Parlamento, è stata approvata in fretta e furia prima di capodanno.

Il maxiemendamento include alcune novità che riguardano anche il gioco d’azzardo. Novità che mostrano come anche in questo campo governo e Commissione europea abbiano concordato interventi che vanno nella direzione opposta a quella di liberare il Paese dalla morsa delle slot machine, delle scommesse, dei “grattini” e dei vari tipi di lotto e lotterie.

Si sono aumentate ulteriormente le tasse, di cui già si prevedeva l’aumento nella prima versione della manovra, su una lunga serie di tipologie di gioco d’azzardo legalizzato: +1,35% per le slot machine Awp, +1,25% per le Vlt delle sale slot, +5% per il gioco d’azzardo online, +2% per varie categorie di scommesse. Come abbiamo spiegato molte volte, l’aumento della tassazione non è un’iniziativa anti-azzardo, perché aumenta la dipendenza delle finanze pubbliche dal gioco d’azzardo; trattando il settore del gambling/betting come una mucca da mungere, lo Stato si impegna a tenere sempre viva la vacca. I capitalisti del settore frigneranno un po’, ma questo rientra nel gioco delle parti: saranno sempre ben lieti di tenere in pugno il Tesoro e le loro lobby sapranno come chiedere qualcosa in cambio ogni volta che lo Stato aumenta la sua fetta della torta. Infatti, nel maxiemendamento sono comparse anche delle misure per evitare che l’aumento del Preu (prelievo erariale unico sul denaro raccolto dalle macchinette mangiasoldi) si ripercuota soltanto sulla filiera privata: l’abbassamento dei payout. Torneremo con un successivo post su questo punto, ma la sostanza è che si vanno a prelevare più soldi dalle tasche dei giocatori.

A questo quadro sconfortante va aggiunta la proroga della dismissione delle slot Awp di vecchia generazione. Il rinnovo del parco slot sarebbe dovuto avvenire entro il 31 dicembre 2019: le vecchie macchinette avrebbero dovuto essere sostituite con le nuove (e fantomatiche) Awp-R. Su questa vicenda è in corso una complessa partita tra i Monopoli, i governi centrali, gli enti locali, i concessionari e i gestori. Il tentativo che viene fatto dagli strateghi più astuti dell’azzardo legalizzato è quello di normalizzare il settore riducendo il “Far West”: questo significa che i punti di gioco verranno ridotti e che verranno introdotte alcune blande misure di controllo contro gli abusi più sfacciati (verifica dell’età, controlli sulle slot manomesse). Ma significa anche che i punti di gioco verranno “blindati”, neutralizzando le normative locali e rendendo omogenee a livello nazionale le condizioni che si trovano ad affrontare gli investitori. I padroni dell’azzardo sono infatti disposti a cedere sul numero dei punti di gioco in cambio di una normativa che impedisca agli enti locali di imporre misure più restrittive di quelle previste dalla normativa nazionale.

Per i capitalisti dell’azzardo, la varietà e l’instabilità delle norme si trasforma in un ostacolo a spostare investimenti in questo settore improduttivo e parassitario. Per evitarsi questo grattacapo, sono disposti a spegnere anche metà delle slot machine: ci penseranno quelle rimaste a impoverire e far ammalare la popolazione. Il problema è che, con l’arrivo del nuovo governo e con la resistenza opposta dai movimenti contro l’azzardo, non si è ancora sciolto il nodo delle “nuove installazioni”. Secondo molte normative locali, se un bar o un bingo rimpiazza una vecchia Awp con una nuova Awp-R, si tratta di una nuova installazione, che deve rispettare le distanze dai luoghi sensibili. Lo stesso “problema” si potrebbe verificare con il cambio di payout di cui si parlava sopra. Alcuni Comuni hanno varato norme così restrittive (anche a 500 metri) che di fatto decretano l’estinzione delle slot machine, via via che le vecchie macchine vengono dismesse. Questa era un’occasione d’oro per calare la mannaia su questa piaga sociale. Cosa hanno deciso di fare M5s e Lega? Con due righe di emendamento, hanno rinviato tutto di un anno. Come ha spiegato Maurizio Fiasco della Consulta nazionale antiusura, questo creerà la possibilità per le lobby dell’azzardo di ricattare la politica per 12 mesi.

Nel mondo dell’attivismo no slot sta crescendo la rabbia (e talvolta, ma non nel nostro caso, la delusione) verso il governo e in particolare verso il M5s. Anche in questo campo, ai proclami bellicosi sono seguite scelte ben poco coraggiose. Questo governo, facendo cassa con l’azzardo, ha deciso, evidentemente, di tenere in piedi tutto il meccanismo patogeno che ne consegue. Verso il rapace business dell’azzardo i gialloverdi stanno avendo la stessa remissività che hanno mostrato a Bruxelles: c’è poco da star tranquilli.