Misogino, pro-armi, populista estremista. Il giorno di Jair Bolsonaro è arrivato. L’ex capitano diventa ufficialmente presidente del Brasile e promette di “cambiare il destino” del Paese, scivolato negli ultimi anni in una profonda crisi dopo gli anni del boom e degli scandali della sinistra di Lula e Rousseff. “Abbiamo creato la nostra equipe con una forma tecnica, senza l’inclinazione politica che ha trasformato lo Stato in inefficiente e corrotto – ha detto Bolsonaro nel suo discorso di insediamento al Congresso di Brasilia – realizzeremo riforme strutturali che saranno essenziali per la salute economica e la sostenibilità dei conti pubblici. Dobbiamo creare un circolo virtuoso e aprire i nostri mercati al commercio internazionale”.

Ex capitano dell’esercito, il nuovo presidente del Brasile guiderà il Paese alla testa di un governo dove siedono molti generali, un noto giudice anticorruzione, soltanto due donne e nessun afro-brasiliano. Il ministero del Lavoro è stato abolito e le sue competenze ripartite fra altri dicasteri. Più snello del governo uscente, quello di Bolsonaro conterà 22 persone, fra cui sette militari, otto tecnici e sette politici. Fra i militari spicca il vice presidente Hamilton Mourao, ex generale che ha studiato nella stessa accademia militare di Agulha Negras dove si è formato l’ex capitano Bolsonaro. Da questa accademia vengono anche il ministro per la Sicurezza Istituzionale, l’ex generale Augusto Heleno, e il segretario del Governo, l’ex generale Carlos Alberto dos Santos Cruz, ma anche due tecnocrati come il Controllore dei Conti Wagner Rosario e il ministro delle infrastrutture Tarcisio Gomes.
E militari sono anche il ministro della Difesa, generale Fernando Azevedo, il titolare di Scienza e Tecnologia, l’ex pilota di caccia e primo astronauta sudamericano Marcos Pontes, il ministro delle Miniere, Albuquerque Junior. Il ministro dell’Istruzione Ricardo Vélez Rodríguez, infine, è un ex professore della Scuola di comando dello Stato Maggiore dell’esercito brasiliano.

Militari a parte, il personaggio più noto del governo è senza dubbio Sergio Moro, giudice anticorruzione che diventerà ministro della Giustizia e dell’Interno. Protagonista dell’indagine LavaJato che ha scoperchiato la rete di corruzione che attraversava i principali partiti politici, Moro è stato anche il giudice che ha condannato in prima istanza l’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula. Personalità indipendente e molto popolare, potrebbe entrare in rotta di collisione con Bolsonaro sulla promessa di liberalizzazione del possesso di armi per i privati e sul giro di vite verso il movimento dei contadini senza terra.

A destare interesse c’è anche il ministro dell’Economia, l’ultraliberista Paulo Guedes che si è formato in quella stessa università di Chicago che ispirò la politica economica del defunto dittatore cileno Augusto Pinochet. Ministro degli Esteri sarà Ernesto Araujo, diplomatico di carriera che dirigeva il dipartimento per i rapporti con gli Stati Uniti, il Canada e i rapporti interamericani. Ammiratore dichiarato del presidente americano Donald Trump, ritiene che il cambiamento climatico sia “un complotto marxista”.

Le due donne del governo sono la pastora evangelica Damares Alvez e l’ingegnere agronomo Tereza Cristina. La prima sarà responsabile del dicastero per la Famiglia, la Donna e di Diritti umani. Antiabortista, sostiene un modello di famiglia estremamente conservatore in cui le donne sono “nate per essere madri” e rimangono prevalentemente a casa. Produttore di soia nel Mato Grosso, Tereza Cristina è stata la coordinatrice del potente gruppo dei deputati legati agli interessi dei produttori agrari e diventerà ministro dell’Agricoltura.

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