Appello respinto. Ieri sera una Corte d’appello egiziana ha confermato la condanna a due anni di carcere inflitta a fine settembre ad Amal Fathy per aver denunciato, in un video pubblicato su Facebook, le molestie sessuali da lei subite e aver criticato il governo per il mancato contrasto alla violenza di genere.

Per quel post, che non conteneva alcun incitamento alla violenza, Amal Fathy era stata accusata di “diffusione di notizie false”, “possesso di materiale indecente” e “uso di espressioni offensive”.

Un procedimento giudiziario del tutto pretestuoso, basato su accuse fabbricate. Così come pretestuosa è anche la seconda inchiesta, ancora in corso, che riguarda Amal Fathy: è indiziata di “appartenenza a un gruppo terroristico“, “diffusione di notizie false e dicerie per danneggiare la sicurezza pubblica e gli interessi nazionali” e “uso di Internet per istigare a compiere atti di terrorismo”.

Perché dunque questo accanimento?

Amal Fathy è la moglie di Mohamed Lotfy, direttore della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, l’organizzazione per i diritti umani che fornisce consulenza legale alla famiglia Regeni e che per questo ha subito intimidazioni e arresti di suoi esponenti.

Lei, il marito e il loro figlio di tre anni erano stati arrestati nelle prime ore dell’11 maggio, dopo una rovinosa irruzione notturna delle forze di sicurezza nella loro abitazione. Lotfy e il bambino, che hanno anche passaporto svizzero, erano stati rilasciati poche ore dopo.

Amal Fathy ha atteso il verdetto di ieri in libertà condizionata, a seguito del rilascio disposto il 18 dicembre e avvenuto nove giorni dopo. Ma ora è assai probabile che debba tornare in carcere. Il carcere sarebbe del tutto incompatibile con le condizioni di salute di Amal, che nei sette mesi di detenzione preventiva aveva perso circa 20 chili di peso.

Per Amnesty International Amal Fathy è una prigioniera di coscienza: non avrebbe dovuto trascorrere neanche un minuto dietro le sbarre ed è giunto davvero il momento che sia assolta da ogni accusa.