Tiene il governo Conte e in particolare il gradimento nei confronti del presidente del Consiglio, garante del contratto tra Lega e Movimento 5 stelle. Ma per la prima volta il partito di Salvini, che ha comunque raddoppiato i suoi consensi dal 4 marzo, rallenta e perde tre punti rispetto al mese precedente. Ma se sul fronte Carroccio emerge “l’interruzione di una ascesa eclatante, per i pentastellati il logorio invece continua” e i consensi virtuali per il partito del vicepremier Luigi Di Maio scende di cinque punti rispetto alle  politiche e si attesta oggi al 27%, segnando -0,7% rispetto a novembre”. Il dati riportati da Nando Pagnoncelli (Ipsos) sul Corriere della Sera delineano il quadro di un governo che rimane saldamente in sella e che si colloca “fuori dalle tradizioni“, con il “distacco élite/popolo” e “l’individualizzazione per cui il singolo diviene misura delle cose e compie quella torsione che fa sì che le opinioni del cittadino valgano come quelle dello scienziato di fama”. Un’altra caratteristica è il “presentismo“, cioè “il progressivo appannarsi della memoria storica“, e poi il “direttismo, che consente al navigatore di confrontarsi direttamente con i leader e coi politici, in quel processo che elimina le intermediazioni“. Infine c’è la semplicità del linguaggio, “che richiede brevità, velocità, appunto semplicità“.

L’indice di gradimento per Giuseppe Conte rimane alto, al 60%, superando sia Renzi che Berlusconi alla stessa distanza dall’insediamento, grazie al consenso delle forze di maggioranza. Conte era partito al 60%, poi salito a luglio al 68 e dopo sei mesi a Palazzo Chigi era sceso di nuovo al 60%. Consensi in calo invece per Di Maio, che scende “dal 58 di luglio all’attuale 43, perdendo ben 15 punti”. Salvini invece ha tendenzialmente mantenuto il consenso al 60% “diminuendo di 4 punti a dicembre”. Numeri determinati dalla “complessità degli ambiti che fanno a capo al M5s, difficili da gestire e i cui risultati potranno essere verificati in tempi non brevi”. Cioè occupazione e reddito di cittadinanza. “Salvini, al contrario – spiega Pagnoncelli – si è intestato aree più ‘semplici’, comunque più immediate, prima fra tutte l’immigrazione”. Le difficoltà che la Lega risente di più sono quelle “legate al rapporto del governo con i ceti produttivi del Nord e del Centro Nord, e la Lega” “perde consensi nel lavoro autonomo, uno dei suoi capisaldi”.

Il Movimento, invece, subisce le conseguenze della trasversalità del suo elettorato, elemento che rappresenta “una grossa complicazione” quando si è al governo, visto che ogni provvedimento rischia di scontentare una parte degli elettori. “Non a caso – si legge ancora sul Corriere della Sera – i delusi che hanno abbandonato il Movimento si sono rifugiati nell’incertezza o nell’astensione (circa il 20% dell’elettorato del 4 marzo) o hanno scelto la Lega (12%)”. Per quanto riguarda le altre forze politiche, il Pd è stabile dalle elezioni al 18%, mentre Forza Italia è stata cannibalizzata dalla Lega: 8% delle preferenze se si votasse oggi, contro il 17% delle politiche.

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