“Abbiamo passato il Natale in mare aperto con 32 persone di 17 nazionalità, età e religioni diverse: hanno pregato tutti il loro Dio senza nessun problema. Quello di cui abbiamo bisogno adesso è solo un porto sicuro: sappiamo bene che l’Italia ha già fatto tanto, più di altri, per mettere al sicuro migliaia di persone. Per questo chiediamo un altro sforzo. Queste persone hanno bisogno di aiuto”. È il messaggio lanciato in queste ore da Phil Han, capo missione della Sea Watch 3, la nave dell’ong tedesca che sta aspettando l’ok del ministro dell’Interno della Germania, Horst Seehofer, che deve autorizzare l’accoglienza dei migranti da parte di molti comuni federali che hanno già dato il loro consenso. Ancora però serve un porto aperto dove fare attraccare la Sea Watch. Dopo il no dell’Italia, la nave dell’ong si sta dirigendo verso Malta che però, ancora, non ha dato la sua disponibilità allo sbarco.

I volontari dell’ong hanno trascorso il Natale in mare con i 32 soccorsi. Su Twitter l’organizzazione non governativa, chiede all’Europa “un porto sicuro” e pubblica la foto di una donna e di un bambino che indossa un giubbotto salvagente: “Questi – scrive l’ong – sono Nasreen e suo figlio Zizou. Ieri la sorella di Nasreen ha saputo che loro sono ancora vivi. Consegnare questo messaggio alle famiglie dei naufraghi è stato per noi il regalo di Natale più bello. Ora Nasreen, Zizou e gli altri 30 hanno bisogno di un porto sicuro”.

Sempre il capo missione Phil Han spiega: “Lo scorso sabato abbiamo trovato un gommone con più di 30 persone a bordo che veniva dalle coste della Libia e che cercava di raggiungere le coste dell’Europa. Questo gommone aveva il motore rotto, non funzionante e aveva già imbarcato acqua e benzina al suo interno. Le persone non erano quindi in buone condizioni”. “Ci siamo resi conto – aggiunge – che dovevamo aiutarli e prenderli a bordo ed è quello che abbiamo fatto. Abbiamo cercato di sistemarli nella maniera più confortevole possibile e metterli a loro agio. Abbiamo festeggiato insieme il Natale e ora stiamo cercando di tenerli al caldo e asciutti perché sul ponte della nave c’è freddo e c’è il rischio di bagnarsi a causa del mare”. “Stiamo cercando un porto sicuro. – ribadisce Han – Abbiamo bisogno di portare le persone in Europa. Questa è l’unica cosa umana da fare”.

Intanto, nel Mediterraneo c’è ancora l’altra nave delle ong, la Open Arms che si sta dirigendo verso Algeciras, in Spagna, l’unico porto disponibile allo sbarco dei 300 migranti che, a causa dei rifiuti di Malta e dell’Italia, da giorni sono in mare dove hanno trascorso anche il 25 dicembre. Nelle scorse ore, l’imbarcazione Astral, sempre della ong spagnola Proactiva Open Arms, è partita da Badalona e ha concluso “la sua ‘missione di Natale’ raggiungendo la nave in alto mare e portando cibo, coperte e medicine dopo che l’autorità maltesi hanno rifiutato anche l’approvvigionamento”. Lo ha detto su Twitter il fondatore dell’ong Oscar Camps che ha ringraziato “tutta la squadra di terra di mare che si è mossa affinché Astral potesse consegnare medicine, coperte e cibo a 600 miglia di distanza in 70 ore”.

Dei 300 migranti, sabato una donna e il figlio nato pochi giorni fa sulla spiaggia della Libia sono stati accompagnati in elicottero a La Valletta mentre un quattordicenne somalo, che era stato torturato nei lager libici, è stato soccorso dalla guardia costiera italiana e portato a Lampedusa per una grave infezione. Tutti gli altri sono rimasti a bordo della Open Arms che, con non poche difficoltà, si sta dirigendo in Spagna. L’arrivo nel porto di Algeciras è previsto per il 28 dicembre. Ci vogliono ancora due giorni durante i quali i volontari dell’ong dovranno fare i conti con i passeggeri feriti che andrebbero curati al più presto. L’ideale sarebbe stato uno sbarco a Malta o in Sicilia. Però solo la lontana Spagna ha messo a disposizione uno dei suoi porti.