Il parere legale raccolto dall’attorney general Geoffrey Cox sull’impatto dell’accordo sulla Brexit apre un nuovo fronte di polemica contro Theresa May. Nelle conclusioni il documento sottolinea come Londra sia tenuta a sottostare “indefinitamente” al backstop e alla permanenza dell’Irlanda del Nord nell’unione doganale “fino al raggiungimento di un accordo sostitutivo” con l’Ue sulle relazioni future. Una situazione, nota Cox, che potrebbe rendere poi Londra “soggetta a protratti e ripetuti round negoziali”. Il tema è stato sollevato nel question time: la premier Tory ha risposto di non averlo mai negato, insistendo tuttavia sull’intenzione di entrambe le parti di non far entrare il backstop in vigore.

Theresa May ha sottolineato di aver già riconosciuto in aula, nei giorni scorsi, che l’accordo è vincolante e – per volere di Bruxelles – non dà a Londra la possibilità di ripudiare “unilateralmente il backstop”. Ma ha rimarcato come il meccanismo in questione sia solo una garanzia teorica per l’obiettivo condiviso dalle parti di mantenere un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord. Obiettivo assicurato per ora dalla permanenza “temporanea” dell’intero Regno Unito nell’unione doganale durante la fase di transizione e che potrà essere garantito in seguito anche attraverso altre “soluzioni alternative”, ha insistito la premier, osservando che “non sarebbe attraente” del resto per la stessa Ue intrappolare la Gran Bretagna con l’eventuale applicazione del backstop.

Ian Blackford, capogruppo a Westminster degli indipendentisti scozzesi dello Scottish National Party, ha accusato May di aver voluto “dissimulare i fatti” e “indurre in errore” la Camera dei comuni, opponendosi alla diffusione del parere di Cox. Martedì i deputati di Londra avevano approvato con 311 voti favorevoli e 293 contrari, mandando sotto il governo, una mozione secondo cui l’esecutivo ha commesso “oltraggio al Parlamento” pubblicando solo un estratto di 43 pagine di quel parere, mentre il documento originale è costituito da centinaia. Blackford ha chiesto poi che “la volontà della Scozia” sia rispettata, sostiene che l’intesa rappresenta “una svendita” degli interessi dei pescatori scozzesi, sottolinea che il governo “non ha una maggioranza” sulla ratifica neppure a Westmister e dichiara che il suo partito è favorevole a “un secondo referendum sulla permanenza del Paese nell’Ue”.

Martedì i Comuni hanno inferto alla premier un secondo schiaffo approvando un emendamento, promosso dal dissidente Tory Dominic Grieve col sostegno dell’opposizione laburista, che lega di fatto le mani all’esecutivo in caso di bocciatura dell’intesa l’11 dicembre, attribuendo al Parlamento voce in capitolo su qualunque opzione successiva. E di fatto potere di veto su un ipotetico ‘no deal’.

Il richiamo nero su bianco del documento alla durata a tempo indeterminato del backstop in base al “diritto internazionale” imbarazza in ogni modo il governo soprattutto dentro la maggioranza: di fronte sia ai deputati conservatori più perplessi sull’accordo raggiunto con l’Ue sia ai furiosi alleati della destra unionista nordirlandese del Democratic Unionist Party. Che, Con i suoi 10 deputati è essenziale per la sopravvivenza dell’esecutivo, ha definito il parere legale “devastante“.

Nel question time Theresa May ha ribadito anche che il governo “non revocherà l’articolo 50″ del Trattato di Lisbona invocato dopo il referendum sulla Brexit del 2016 e “uscirà dall’Ue” nei tempi previsti, rispondendo alla domanda di una deputata d’opposizione che richiamava l’indicazione data martedì dall’avvocato generale della Corte di giustizia europea sul diritto unilaterale di Londra di bloccare l’iter della Brexit, volendo, purché prima del 29 marzo, data dell’uscita formale. May ha sottolineato che l’indicazione dell’avvocato generale deve essere ancora confermata da una sentenza della Corte e che comunque non riguarda un’ipotetica “estensione” dell’articolo 50, ma solo il diritto unilaterale a revocarlo. Diritto di cui in ogni caso – ha ripetuto con forza – il suo governo non intende avvalersi.