Puntavano le macchinette “con gli asterischi”, la cui “calcolatrice rotta” non permetteva di rendicontare gli incassi. Così, in una sola giornata di ‘lavoro’ riuscivano a portarsi a casa anche più di mille euro. Potenzialmente, in 10 anni di attività, potrebbero aver sottratto ognuno centinaia di migliaia di euro ad Atac, la (già disastrata) azienda dei trasporti capitolina. Undici guardie giurate arrestate, altre due indagate. In totale parliamo ben 13 dipendenti Unisecur – più un sodale ex tecnico Sigma – società che si occupa da qualche anno per conto di Atac di recuperare i soldi depositati nelle macchinette emettitrici di biglietti e nelle colonnine elettroniche per i parcheggi a pagamento. Le indagini condotte dalla pm Laura Condemi e dalla Guardia di Finanza hanno permesso di sgominare una vera e propria associazione a delinquere, che ogni giorno svaligiava letteralmente i dispositivi di Atac presenti in tutta Roma, in particolare nelle stazioni delle metropolitane A e B e per le principali vie dello shopping cittadino. Basti pensare che la Unisecur a Roma gestisce ben 32 casse automatiche, 11 casse manuali, 4.240 parcometri, 31 biglietterie, 81 gettoniere, 2 checkpoint e ben 315 macchine distributrici di biglietti bus e metro. Va precisato, che sia Atac che la società Unisecur sono vittime di questo sistema, su cui si è arrivato a fare luce grazie alla denuncia di un dipendente e di un dirigente della ditta appaltatrice, “persone per bene e di grande virtù morale”, ha ricordato il sostituto procuratore Paolo Ielo.

Una truffa probabilmente partita in sordina ma poi deflagrata, con toni anche di scherno verso l’intero sistema. “Non me lo fa ingrassa quello, sennò non ce entrate tutte e due, ve devo dà il furgone più largo”, diceva Fulvio Telera a Salvatore Ferrante, i due principali indagati di tutta la vicenda. Come detto, i vigilantes puntavano soprattutto le emettitrici che, per obsolescenza o malfunzionamento, non permettevano di risalire agli incassi reali. “Dimme se trovi l’asterischi, famme sta cortesia, se pjamo er caffè e faccio tutto aumma aumma”, diceva Telera a Paolo Paradisi, un altro degli arrestati. Un giorno i due parlano del colpo messo a segno da un altro dei sodali alle macchinette della stazione Flaminio, da dove poi si prende il tram in direzione Auditorium e Stadio Olimpico. “Mamma mia, sta gonfio come n’ovo, perché ce stava il concerto a Flaminio. C’era il concerto a Piazza del Popolo, quindi Flaminio, Spagna, Lepanto, Ottaviano, stavano tutte schioppate, tutte piene”.  E l’altro: “Er collega mio manco cor secondo lavoro riesce a arzà tutti sti soldi. Già sto tre metri sopra ar cielo co’ Termini”.

Una volta svuotate le macchinette, si legge nell’ordinanza firmata dal gip Corrado Cappiello, i vigilantes corrotti “portavano le buste relative agli incassi all’interno dell’abitacolo del furgone dove, previo riscontro dello scontrino riportante in dettaglio delle banconote suddivise per taglio, provvedevano a sottrarre tutte le banconote che la macchina non aveva contabilizzato”. Negli ultimi tempi, fra i sodali erano iniziati anche ad esserci screzi. “Oggi se saranno inventati qualcosa – dice Ferrante a Paradisi – Levamoje qualcosa, famoje sparì qualcosa, famo un macello”. E Atac? È possibile che l’azienda capitolina abbia subito forti del genere per anni, senza accorgersi o comunque senza essere in grado di risalire anche solo a sospetti sui responsabili. Il primo, come emerge dall’inchiesta, ad accorgersi degli ammanchi, è un tecnico della sicurezza di Atac al quale uno dei denuncianti ha riferito il tentativo “reiterato” di Telera di “coinvolgerlo nell’attivita’ di illecita sottrazione di denaro non contabilizzato” sia “dei ripetuti episodi in cui Paradisi e Ferrante avevano svuotato con destrezza nelle proprie tasche le monete non contabilizzate dal sistema contenute nelle macchine erogatrici”.

Atac, come noto, dal settembre 2017 è sotto procedura di concordato presso il Tribunale Fallimentare di Roma, a causa dei suoi debiti verso banche e fornitori pari a oltre 1,5 miliardi di euro. Già in passato, alcune inchieste giornalistiche avevano denunciato la presenza di “falsari” all’interno dell’azienda, che copiavano e rivendevano i biglietti, intascandosi tutto l’incasso, anche se in questo caso le successive indagini giudiziarie non hanno mai fatto piena luce sui possibili responsabili. Per quanto riguarda le strisce blu, già l’anno scorso era stata denunciata la sparizione di “oltre 1.200 sim”. In media, ogni mese Atac incassa dai titoli di viaggio circa 6-7 milioni di euro, mentre dai parcometri arrivano altri 20 milioni di euro l’anno (di cui persi almeno 5-6 milioni a causa del “giallo delle sim”). L’evasione tariffaria si stima sia pari a circa il 20%.