Me lo ricordo ancora. Avevo 16 anni, era estate e pensavo “Nel 2000 avrò 32 anni”. Fu un pensiero terribile. Io, l’estate da vivere e il pensiero del futuro: 32 anni. Mi vedevo vecchio, decrepito, pelato, magari sposato con figli terribili o ancor peggio solo, con i genitori morti, un lavoro da sopportare, dei debiti e un cane di piccola taglia da portare a fare i suoi bisogni alle sei di mattina. Robe così, pensieri estremi da 16enne pieno di vita e di inconsapevolezza. Poi le cose sono andate diversamente e adesso inaspettatamente mi trovo ad avere 50 anni, seduto al tavolo della cucina a scrivere con un computer portatile un post per il blog su Il Fatto Quotidiano sull’argomento di lotta e di benessere “Rivoluzione dell’età, si diventa anziani dopo i settantacinque”.

Dal 2005 mi occupo di umarells, termine da me inventato storpiando il bolognese umarèl che significava qualcosa di non bello, tipo “omarino”, “uomo da poco” e che ho rivalorizzato, stravolto, dandogli una connotazione positiva: l’umarell è l’anziano urbano benestante, in salute, che va a zonzo per le vie della città a controllare cantieri, a fare file dal dottore, in posta, che mette cartelli nei condomini legiferando cosa si possa fare e cosa no. Mi fermo qui perché dietro agli umarells (la “esse” finale serve per poter utilizzare questa parola in qualsiasi parte del mondo) c’è un universo e ci ho scritto due libri, ho collaborato con aziende, mi chiamano a convegni e vengo chiamato in causa ogni volta che si parla di “vecchi”.

Sì, uso la parola vecchi, perchè a 75 anni si è vecchi. Inutile dire che si è anziani, si è vecchi e bisogna guardare la realtà negli occhi, altroché gli articoli petalosi finalizzati a farti credere che sarai “Forever Young“, proprio come cantavano gli Alphaville nella loro deprimente canzone. A 75 anni hai davanti a te pochi anni da vivere, molto probabilmente saranno i peggiori della tua vita perché dopo quell’età, se hai avuto la fortuna di raggiungerla, intorno a te ci sarà solo morte degli amici cari e desolazione, fino a che non arriverà il tuo turno. Altroché non sei vecchio. Questo studio che evita di dire che a 75 anni sei vecchio (macché anziano), racconta altre favole tipo “Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980” oppure “Oggi alziamo l’asticella dell’età a una soglia adattata alle attuali aspettative di vita nei Paesi con sviluppo avanzato”.

Posso essere d’accordo, anzi sicuramente è così, uno può sentirsi 20enne a 50 anni (è un disturbo mentale diffusissimo che si chiama “adultolescenza”) , ma vedo più questi proclami come delle pastiglie di Viagra, utili per il 40-45enne di trent’anni fa che adesso ne ha 70-75 e si sente giovane, ma che giovane non è e non è neppure anziano. È proprio vecchio, che si abbia il coraggio di dire questa parola, vecchio. Anche perché se le statistiche dicono che la media di longevità per gli uomini è di 82-83 anni e quella delle donne è di 85, vuol dire che a 75 anni la tua aspettativa di vita sono 7-10 anni, poi muori. Che sono le aspettative di vita di un vecchio.