Quattro minorenni sono stati rinchiusi nel carcere minorile Beccaria di Milano per le torture inflitte a un 15enne varesino lo scorso 9 novembre. Le ordinanze nei confronti di tre ragazzi sono state firmate dal gip del Tribunale dei minorenni su richiesta della procura guidata da Ciro Cascone e sono state eseguite oggi dai poliziotti della Squadra mobile. Un altro dei giovani era stato fermato il 20 novembre.

Secondo quanto denunciato dal giovane, ricostruito dagli investigatori e dalla pm Sabrina Ditaranto e validato dal giudice, i quattro – due italiani, un albanese e un ivoriano che frequentano le scuole medie o la prima classe delle superiori con percorsi di studio “non regolari” – hanno rinchiuso in un garage e torturato il coetaneo per oltre tre ore. I quattro, secondo quanto reso pubblico dalla procura, lo hanno minacciato anche di tenerlo segregato “ad oltranza, fino alla morte”, di “dargli fuoco” ed anche “di tagliargli un dito”.

La motivazione del gesto sarebbe riconducibile al rifiuto del giovane di ‘consegnare’ un suo amico che aveva con la gang un debito di 40 euro per della drogaIl 15enne, stando alla sua denuncia, è stato legato a una sedia con dei fili elettrici, colpito con una spranga di metallo e minacciato con un bastone chiodato e un coltello alla gola. Secondo la denuncia fatta alla polizia alla vittima sarebbe stato strappato anche l’orecchino: uno dei giovani della banda lo avrebbe poi indossato in un video su Instagram.

La ricostruzione delle sevizie fatta dalla procura

Alla fine, il ragazzo era stato liberato dagli stessi presunti sequestratori, che gli avevano intimato di non far parola con nessuno di quanto accaduto, altrimenti sarebbe successo qualcosa al suo fratellino. Il minorenne è stato ricoverato per cinque giorni nel reparto di Neuropsichiatria. Il suo avvocato ha raccontato: “Ha preso tante botte, la prognosi per le ecchimosi è di quindici giorni e per il suo stato psicologico non abbiamo ancora previsioni – ha spiegato – Oltre ai segni delle percosse, fortunatamente subite senza riportare conseguenze fisiche gravi, abbiamo a che fare con profonde ferite emotive”.

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