Concorso in bancarotta fraudolenta: è questa l’ipotesi di reato che ha spinto la Procura di Cuneo a chiedere il rinvio a giudizio per Laura Bovoli, madre dell’ex premier Matteo Renzi. La notizia è stata riportata dal quotidiano La Verità. Il caso è quello del crac della Direkta, società piemontese attiva nel campo della distribuzione di volantini. La notizia dell’iscrizione della madre dell’ex segretario del Pd era arrivata agli inizi di maggio. Nel mirino dei pm di Cuneo i rapporti tra la Eventi 6, società della famiglia Renzi e la Direkta, di Mirko Provenzano che prima di fallire nel 2014 avrebbe operato come subappaltante di Rignano restituendo una percentuale al committente. Secondo l’accusa, la Direkta chiedeva pezze d’appoggio retrodatate e Laura Bovoli provvedeva.

“In pratica – spiegava La Verità a maggio – Rignano pagava e Cuneo restituiva con giustificazioni considerate poco credibili dagli investigatori“. Si tratta di fatture per svariate decine di migliaia di euro, emesse da Direkta nel biennio 2011-12. Tra queste rientrano i quasi 80mila euro di note di credito emesse dalla società di Cuneo a storno parziale di fatture che “di fatto risultano, almeno in parte, rappresentare il rimborso dei costi sostenuti da Eventi 6 per il pagamento di interessi passivi (…), per spese legali o per errate fatturazioni, chiamato dalle parti cosiddetto rischio d’impresa”, scrivono gli inquirenti nelle carte citate dalla Verità. Che ha riportato anche una mail di Provenzano che il 13 aprile 2013 chiede a Rignano “di avere delle richieste su carta intestata Eventi 6 di note di credito per penali e disservizi con data antecedente di un giorno o due alla data delle emissioni delle note”. Secondo gli inquirenti, Laura Bovoli prepara e firma “documentazione da ritenersi falsa”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Dl Sicurezza, De Raho: “Beni confiscati non siano venduti”. E sul voto di scambio: “Nuove norme? Dipenderà da interpretazione”

prev
Articolo Successivo

Paolo Borrometi presenta “Un morto ogni tanto”: “Vivere sotto scorta? Un inferno, ma ho preservato la mia libertà di pensiero”

next