La legittima difesa si allarga: l’approvazione al Senato è avvenuta in tempi da primato, con l’esame in Aula e le dichiarazioni di voto tutte in una sola giornata di lavoro. A Palazzo Madama la legge – che ora passa alla Camera – è stata votata da un una maggioranza allargata di 195 sì: oltre ai partiti di governo, M5s e Lega, il sì è arrivato anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia. Nella votazione finale si sono espressi in modo contrario i partiti d’opposizione di centrosinistra, Pd e Liberi e Uguali. “Continuiamo a mantenere gli impegni presi con gli italiani” commenta il ministro degli Interni e segretario federale della Lega Matteo Salvini. “Sarà il far west” commenta il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Tuttavia l’accelerazione del disegno di legge è stata possibile non solo per via del ritiro di una manciata di emendamenti dei Cinquestelle (alcuni dei quali firmati anche dal senatore Gregorio De Falco), ma soprattutto per il voto favorevole del Partito democratico all’articolo 2 della legge che esclude la punibilità di “chi ha agito per la salvaguardia della propria o altrui incolumità in condizioni di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”. Con il sì a questo articolo è caduta una “vera” opposizione al testo. “Negli ultimi mesi della scorsa legislatura – spiega l’ex presidente del Senato Piero Grasso, tra i senatori che più si sono battuti contro la riforma – il Pd rincorse la destra sia bloccando lo ius soli sia approvando alla Camera una modifica della legge sulla legittima difesa che prevedeva il ‘turbamento notturno‘. La strategia non ha portato grandi risultati, ma ha creato precedenti difficili da superare. Lo dimostra il sorprendente voto a favore dell’articolo 2 nell’aula del Senato. Pur di non sconfessare il precedente hanno legittimato il testo della Lega che, a mio avviso, crea enormi danni culturali e normativi“.

La decisione dei democratici di non contrastare più di tanto il progetto di legge (e cavallo di battaglia) della Lega dipende in particolare dal precedente della legge approvata alla Camera nel 2017 – poi fermata al Senato – firmata da David Ermini, ex parlamentare e responsabile Giustizia del Pd e nel frattempo diventato vicepresidente del Csm. La proposta di Ermini parlava appunto di “turbamento” psichico se l’aggressione avveniva di notte. La Lega allora votò contro, ma oggi è un “precedente”, visto che l’articolo 2 del provvedimento ora al Senato parla proprio di turbamento come giustificazione della legittima difesa.  “Se un ladro entra in un appartamento – sostenne Ermini durante il dibattito a Montecitorio dell’epoca – il padrone non deve sapere per forza se è armato o meno, perché già la violazione del domicilio può creare di per sé un turbamento tale da far ritenere all’aggredito di essere legittimato a difendersi con un’arma. Quindi non può essere incriminato”. La proposta di legge Ermini subì un’accelerazione dopo la rapina di Budrio (compiuta da “Igor il russo”), ma non fu mai approvata in via definitiva.

La legge sulla legittima difesa approvata dal Senato prevede poi che nei casi di legittima difesa domiciliare si considera “sempre” sussistente il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l’offesa. “Chi compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere”, recita la legge “agisce sempre in stato di legittima difesa”. In questo caso i sì sono arrivati solo da Lega, M5s, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il nuovo testo, poi, esclude la sospensione condizionale della pena chi si è reso responsabile di furto in appartamento se prima non risarcisce la vittima.

Per Forza Italia la legge è buona, anche se poteva essere ottima, come sintetizza la capogruppo Anna Maria Bernini: la riforma della legittima difesa – dice – “perché fa parte del programma di governo condiviso con la Lega e risponde alle esigenze di sicurezza e tutela dei cittadini. Anche su questo provvedimento, però, la maggioranza è stata costretta a pagare dazio al Movimento 5 Stelle”. Il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo durante la dichiarazione di voto in Aula ha assicurato: “Nessun scardinamento del nostro ordinamentofar west, nessuna cancellazione dei processi o giustizia ‘fai da te'”.

L’Associazione nazionale dei magistrati sottolinea che sono stati accolti molti dei rilievi avanzati in audizione in commissione: “Sia chiaro – dice il presidente dell’Anm Francesco Minisci – che nessuna modifica potrà far prescindere dai due cardini, dal principio di proporzionalità tra offesa e difesa e dall’accertamento del fatti all’interno di un procedimento penale”. Quanto alla norma approvata anche dal Pd sul “turbamento” Minisci aggiunge che “è evidente che l’introduzione nel sistema del concetto di ‘grave turbamentò dimostra chiaramente che per accertarne la sussistenza occorre fare un’indagine, non c’è spazio per alcun automatismo”.

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