Tra cent’anni, due persone su cinque saranno nate in Africa. E saranno giovani, perché il continente nero ospiterà la maggior parte dei ragazzi sotto i vent’anni: due milioni e mezzo, contro i 500mila previsti in Europa. I numeri da soli non bastano a raccontare un continente, ma sicuramente danno una fotografia precisa: questo è lo scopo di DatAfrica, mostra organizzata da Eni che racconta il futuro dell’Africa per istantanee successive, attraverso cifre e statistiche. Un allestimento visitabile fino al 4 novembre nel corner del MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, in tandem con la mostra di arte contemporanea African Metropolis.

Una mostra senza foto, quadri o video, ma interamente costituita da grafici, mappe, diagrammi. Su una parete, un globo terrestre pulsa di luce blu e si trasforma sotto gli occhi degli spettatori. Il percorso si svolge in un ambiente raccolto, luminoso e interattivo. Un piccolo capolavoro di data visualization, cioè l’arte di “visualizzare” statistiche e percentuali, in modo che siano chiare al primo colpo d’occhio, per capire potenzialità e contraddizioni dell’Africa. Un continente sempre più giovane, con il maggiore tasso di crescita di popolazione, ma dove 89 milioni di bambini ancora non riescono a finire le scuole primarie. Un continente che corre verso l’urbanizzazione, sostenuto principalmente dal lavoro femminile. Un continente che ha più riserve di petrolio e gas degli Usa, ma dove, ancora oggi, una famiglia in Sierra Leone impiega 5 ore al giorno a cercare la legna per cucinare.

Per avere immediata percezione del divario tra Nord e Sud del mondo, basta premere un pulsante e un planisfero sulla parete ridisegna i confini dei continenti in base al Pil: l’Africa diventa una sagoma striminzita, con solo il 3% del Pil globale, nonostante ospiti il 17% della popolazione di tutto il mondo. Al centro della sala, tavoli luminosi che si attivano con un tocco della mano, mappe che si accendono e si colorano per mostrare l’aumento di popolazione dei vari continenti, ad esempio, o il tasso di persone che non hanno accesso all’acqua potabile. Il planisfero diventa blu, come l’acqua, e poi a chiazze, per mostrare che la ricchezza liquida è accessibile a più del 90% dei cittadini di America ed Europa e solo al 40% di quelli dell’Africa subsahariana, dove sei persone su dieci sono costrette a bere acqua contaminata.

Eni è presente in Africa dal 1954, e oggi opera in 15 Paesi (dall’Algeria al Sudafrica) usando quella conosciuta come la “Formula Mattei”, cioè riconoscendo i paesi produttori di energia come partner. L’obiettivo è fare da volano per le economie locali, trasferendo risorse e competenze: nei Paesi dov’è presente da più tempo, come Nigeria e Tunisia, oltre il 90% dei lavoratori sono assunti direttamente dalla comunità locale. Sulle pareti della mostra inoltre vengono presentate alcune delle iniziative benefiche di Eni, come il progetto Hinda, per portare acqua potabile nei villaggi del Congo o la scuola inaugurata in Mozambico, che garantisce l’istruzione primaria a circa duemila bambini. Ma c’è spazio anche per le start-up africane: un intero pannello è dedicato ai vincitori di Make In Africa, contest per scoprire e realizzare progetti sostenibili come il generatore portatile a energia solare di Prince Nana Kow Essel o l’impresa sociale Lono, che in Costa d’Avorio converte i rifiuti organici in gas e fertilizzanti, fornendo energia pulita.

“Clima ed energia sono i grandi fattori su cui ci giochiamo il futuro”, si legge su un grande pannello. Anche la multinazionale degli idrocarburi sa che bisogna ripensare il consumo energetico, limitando gli sprechi e puntando sulle rinnovabili. La prova? L’installazione all’ingresso del MAXXI: una struttura gialla di con pannelli solari luminescenti (LSC) realizzati in un materiale plastico trasparente con dei pannelli fotovoltaici inseriti lungo i bordi, che catturano la luce e la convertono in energia elettrica. Una tecnologia sviluppata da Eni Ray Plus che promette di rendere “smart” le nostre finestre.

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