A quasi 96 ore dallo scoppio, l’incendio di via Chiasserini è in fase di spegnimento. Dieci automezzi dei Vigili del fuoco stanno lavorando al cosiddetto “smassamento” dei materiali bruciati, con turni di 4 ore e frequenti cambi: operano con l’aiuto di ventilatori, per disperdere il forte odore di plastica bruciata avvertito in varie zone della città, e ragni meccanici per spostare gli ammassi di materiale carbonizzato.

“I dati di Arpa sulla qualità dell’aria ieri erano positivi, nel senso che c’è puzza, è chiaro, ma non c’è pericolo per la salute dei cittadini. Dopodiché bisogna punire in modo esemplare i responsabili”, ha detto il sindaco Giuseppe Sala. Oggi nell’area dell’incendio si è tenuta una task force tra Comune, Regione, Arpa, Vigili del Fuoco e Protezione civile, per fare il punto sulla situazione. Michele Camisasca, direttore generale di Arpa Lombardia, ha rassicurato: “I nostri strumenti non hanno rilevato nessuna situazione critica“. Secondo l’Agenzia l’incendio ha generato una percentuale di diossina pari allo 0,5 picogrammi per metro cubo. Secondo i normali parametri, la sostanza comporterebbe pericoli alla salute qualora fosse presente con una percentuale dello 0,3 per un anno intero.

I tre depositi di stoccaggio rifiuti dell’azienda Ipb Italia in zona Bovisasca, dov’erano accumulati 16mila metri cubi di materiale, sono andati a fuoco nella serata di domenica 14 ottobre. Uno dei tre edifici è stato del tutto liberato dalle fiamme, mentre le operazioni devono ancora concludersi per gli altri due. “Sappiamo che quando la plastica brucia si produce diossina, e quindi i valori nell’area intorno al capannone saranno oltre la norma“, ha spiegato l’assessore comunale all’Ambiente Marco Granelli, “per questo stiamo lavorando per spegnere l’incendio il prima possibile. Minore è il tempo d’esposizione, meglio è per tutti”.

Le correnti d’aria hanno portato fumi e odori anche in altri quartieri della città, come Brera, Lambrate e Porta Romana. Si attendono ancora i campionamenti dell’Arpa nella zona interessata dall’incendio, dove la preoccupazione dei residenti rimane forte: la Protezione civile ha fatto il giro dei condomini per rassicurare che le fiamme sono vicine ad essere completamente domate.

La procura di Milano, intanto, ha nominato un proprio consulente per accertare la dinamica del rogo e quali materiali siano andati a fuoco: è l’ingegner Massimo Bardazza, che ha già ricoperto l’incarico di perito per l’esplosione della palazzina in via Brioschi a Milano, per la strage di Erba e per il disastro ferroviario di Viareggio. Sulla vicenda sono stati aperti più fascicoli: il sostituto procuratore Donata Costa indaga per incendio colposo, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il sostituto Sara Arduini seguono il filone dello smaltimento illecito di rifiuti, mentre la Direzione distrettuale antimafia (con i pm Alessandra Dolci e Silvia Bonardi) ipotizza un traffico illecito di rifiuti da parte della criminalità organizzata.

Nella giornata di mercoledì ci sono state diverse riunioni tra gli inquirenti: al centro delle indagini la questione se l’azienda potesse o meno stoccare in quel sito. La settimana prima dell’incendio, infatti, Ipb Italia aveva rilevato da Ipb srl il ramo d’azienda comprendente i capannoni, ricevendo – pare dai primi accertamenti – un diniego preliminare dell’autorizzazione allo stoccaggio rifiuti, in quanto i titolari erano privi della fideiussione necessaria a coprire eventuali danni ambientali.

“Da sindaco, devo dire che il tema è che lì quei rifiuti non potevano essere stoccati e c’è il rischio che sia un incendio doloso. Io spero che chi ha sbagliato venga punito in maniera esemplare e che si faccia di questo caso un esempio”, ha detto Sala, “perché rispetto al tema dei rifiuti bisogna capire se nel nostro Paese c’è qualcosa che non va“.

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