Tre giorni prima il controllo e la scoperta che l’azienda non aveva le autorizzazione per stoccare 16mila metri cubi di rifiuti. Il giorno prima il sospetto cambio di amministratore societario. Poi il maxi rogo nel capannone di rifiuti di domenica notte che ancora oggi provoca forti odori di fumo e plastica bruciata in varie zone di Milano. Mentre l’Arpa Lombardia tranquilizza i cittadini informando che per ora non sono state rilevate criticità nell’aria, prosegue l’inchiesta della procura di Milano sull’incendio che ha distrutto il capannone di via Chiasserini nella zona della Bovisasca, periferia nord della città.

Squadre mobile e i vigili del fuoco che conducono le indagini stanno aspettando ora di sentire i primi testimoni e soprattutto di poter analizzare le immagini di videosorveglianza. Intanto, visti i primi aspetti emersi, il lavoro del pm Donata Costa si sta concentrando anche su possibili collegamenti con altri fascicoli in mano alla Procura. Sono state infatti coinvolte il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Sara Arduini per il filone sullo smaltimento illecito e il pm della Dda Silvia Bonardi che si occupa, invece, dei traffici illeciti di rifiuti. Si indaga anche su eventuali collegamenti con l’altro incendio di lunedì mattina a Novate Milanese.

Il cambio di amministratore – Sabato scorso, quindi alla vigilia dell’incendio, stando a quanto risulta dai dati acquisiti alla Camera di Commercio, Mauro Zonca, amministratore di Ipb Italia – a cui Ipb srl (amministrata dalla famiglia Pettinato, non collegata agli amministratori di Ipb Italia) ha ceduto un ramo d’azienda e il capannone – ha rimesso la carica a favore di un nuovo amministratore. Al suo posto risulta esserci ora Patrizia Geronimi. Ipb Italia, con sede a Cureggio, in provincia di Novara, aveva chiesto la licenza per lo stoccaggio e lo smaltimento di rifuiti dopo la cessione del ramo d’azienda da parte di Ipb srl, e, scrive il Corriere della Sera, l’iter era ancora in corso, anche se aveva già ottenuto un diniego preliminare visto che i titolari erano privi della fideiussione necessaria per coprire i rischi di eventuali danni ambientali, come stabilito dalle norme.

Il controllo di giovedì scorso – Il sopralluogo di polizia locale e tecnici della città metropolitana non fa altro che portare alla luce la mancanza delle autorizzazioni, nonostante nel capannone vengano stoccati migliaia di metri cubi di rifiuti, tra cui plastica, gommapiuma, carta e materiale tessile. Gli agenti compiono il controllo giovedì scorso, tre giorni prima del rogo. Ora emerge che Ipb srl – sempre in regola negli anni con i via libera a trattare rifiuti e poi in crisi finanziaria – dopo la cessione del ramo d’azienda, era intenzionata ad aprire un contenzioso relativo alla cessione, proprio perché la nuova società stoccava rifiuti senza essere autorizzata.  Gli investigatori stanno cercando, intanto, di capire chi abbia mandato quei rifiuti stoccati illecitamente nel capannone della Ipb Italia, anche perché si potrebbe trattare di soggetti già coinvolti in altre indagini sui traffici illeciti. E si stanno analizzando eventuali collegamenti con la recente inchiesta che ha portato a sei arresti dopo un rogo nel Pavese lo scorso gennaio.

L’odore di fumo in varie zone di Milano – Qualcuno si è coperto con la mascherina il naso e la bocca, i bambini sono andati a scuola con la sciarpa portata appena sotto gli occhi per difendersi dal forte odore di fumo. Sono i racconti dell’Ansa da varie zone di Milano, non solo Bovisa e Quarto Oggiaro. Anche dalle parti di San Siro, via Solari e via Washington diversi residenti hanno chiuso le finestre per difendersi dall’odore di plastica bruciata provocato dall’incendio di domenica sera. Arpa Lombardia spiega che è portato dal debole vento che, sin dalla notte, sta spirando da Nord a Sud investendo il settore occidentale della città. Per l’agenzia regionale – che ricorda che dalle misure speditive non sono state rilevate criticità rispetto agli inquinanti più pericolosi nell’immediato (monossido di carbonio, ammoniaca, acido solfidrico, aldeidi, chetoni) – si tratta di “molestie olfattive”. Intanto il monitoraggio dei microinquinanti proseguirà almeno per tutta la durata dell’incendio alla periferia di Milano, dove sono presenti sei mezzi dei vigili del fuoco per ultimare le operazioni di spegnimento.