Dovremmo essere molto soddisfatti in quanto i rilevamenti dimostrano che i principali reati sono in costante diminuzione. In particolare in Italia omicidi, rapine, furti e reati mafiosi calano da parecchi anni con una certa costanza. La percezione di insicurezza, al contrario, sembra aumentare nella popolazione. Come mai?

I soliti dietrologi, che la sanno sempre molto lunga, a questo punto metteranno in discussione i dati oggettivi perché la volontà e la percezione del popolo deve prevalere sulla realtà. La gente per costoro ha sempre ragione. Per i furti potremmo ipotizzare che, delusi dai risultati delle forze dell’ordine, alcune persone non li denuncino ma direi che la rilevazione delle rapine e degli omicidi è sicuramente veritiera. Ritenere che artatamente siano manipolati mi pare difficile anche per il peggiore paranoico. Una seconda spiegazione, senza scomodare la psicologia, potrebbe risiedere nell’uso politico posto in essere per strumentalizzare il senso di insicurezza alla ricerca dell’uomo forte. Probabilmente è vero che vari partiti politici, attraverso i loro giornali e televisioni di riferimento, abbiano utilizzato il senso di timore rispetto ai reati come motore della loro propaganda. Non spiegherebbe però come cambiando governi da destra a sinistra e ora di nuovo a destra il senso di insicurezza collettivo sia comunque in aumento a fronte di un calo dei reati

In realtà un meccanismo psicologico legato alla percezione ci aiuta nella comprensione di questa discrepanza fra realtà e vissuto collettivo. Il nostro cervello tende a dare rilevanza non tanto ai valori assoluti quanto alle variazioni. Un evento su un milione non viene percepito mentre lo stesso evento su dieci assume grande rilevanza. Faccio un esempio personale per farmi comprendere. Quando per un periodo sono stato in un paese estero molto piovoso notavo come gli abitanti del luogo non ci facessero caso tanto da andare in giro senza particolari problemi. Al contrario in zone scarsamente piovose se c’è una perturbazione tutti si tappano in casa. Un esempio forse più calzante è quello delle morti durante il parto. La medicina moderna ha attuato passi da gigante passando da una mortalità infantile enorme nel primo Novecento fino alle percentuali infinitesimali attuali. All’opposto la percezione da parte delle donne del pericolo aumenta non solo per la maggior cultura ma anche perché ogni evento viene immancabilmente ampiamente riportato sui giornali. Inoltre, proprio perché è eccezionale l’evento problematico legato al parto viene amplificato nella nostra mente e percepito come enormemente rilevante.

Per tornare ai crimini se in una società ideale non vi fossero più omicidi per anni e all’improvviso se ne determinasse uno questo assumerebbe una rilevanza assolutamente unica e un impatto mentale enorme.

Questo meccanismo della percezione inversa ha a che fare con la matematica. In effetti in una società ideale in cui ci fossero due omicidi all’anno un singolo omicidio aggiunto corrisponderebbe a un aumento del 50%. Viceversa sui 397 omicidi avvenuti nel 2016 un omicidio in più corrisponderebbe all’incirca a una variazione del 0,25%.

La percezione inversa è interessante nel campo della sicurezza individuale perché muove pulsioni profonde e comportamenti legati all’albore delle nostre origini. Avere qualche timore degli altri individui è fisiologico e naturale ma non deve divenire un modo per ridurre eccessivamente il contatto coi nostri simili. Paradossalmente, inoltre, più ci chiudiamo in noi stessi più gli altri ci percepiranno come ostili alimentando a loro volta le loro paure e le loro chiusure che, in una spirale perversa, aumenteranno la nostra titubanza. Dobbiamo stare attenti in quanto rischiamo di chiuderci sempre più in casa impauriti senza aprirci alla socializzazione  proprio nel momento in cui i dati oggettivi ci indicano che ci sarebbe maggiore possibilità di vivere liberi dalla paura.

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