Quasi un’ora di faccia a faccia, in una stanza di palazzo Baracchini, sede del ministero della Difesa. Da un lato Elisabetta Trenta e il comandante dei carabinieri, Giovanni Nistri; dall’altro Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il geometra romano ucciso il 15 ottobre 2009.

Poco più di nove anni fa e qualche giorno dopo la svolta nel processo, con le dichiarazioni di Francesco Tedesco, il militare dell’Arma imputato per omicidio preterintenzionale, che ha accusato del pestaggio due suoi colleghi coimputati, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. “Chi ha sbagliato pagherà, lo vogliamo tutti. Dobbiamo chiedere scusa in tanti”, ha detto la ministra Trenta. È stata lei l’unica a parlare al termine dell’incontro. Una “scelta concordata tra tutti” e un “segnale di unità che vogliamo dare”, ha spiegato. 

“Sono felice che Ilaria Cucchi abbia accettato l’incontro che le ho proposto. È stato un momento davvero molto emozionante – confessa il ministro – in cui mi sono sentita strettamente coinvolta”, come rappresentante delle istituzioni. “Io credo che dobbiamo chiedere scusa in tanti, sono molti quelli che dovevano vedere e non hanno visto”.

“C’è stata disattenzione – ha detto la titolare della Difesa – Io ho rispetto per la famiglia Cucchi e per il calvario che ha vissuto, ma rispetto anche l’Arma e i carabinieri che ogni giorno garantiscono sicurezza”. In ogni caso, ha assicurato in maniera chiara Trenta, “chi ha sbagliato pagherà ed è quello che vogliamo tutti”. I due aspetti “fondamentali” emersi, ha aggiunto, sono “sete di giustizia e fiducia nello Stato”.

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