“La battaglia contro i migranti è persa in partenza: nessuno potrà mai fermare la migrazione”. Padre Alejando Solalinde è il più importante difensore dei migranti messicano (a lui il mensile Fq Millennium, diretto da Peter Gomez, ha dedicato un lungo ritratto nel n. 8). Nel 2007 ha fondato “Hermanos en el camino”, un rifugio per le oltre 500 mila persone che ogni anno provano a raggiungere gli Stati Uniti: “Un giorno all’improvviso vidi una cosa che mi colpì la coscienza: decine e decine di migranti erano ammassati su un treno e non c’era nessuno ad accoglierli. Ho visto la fame e la sete nei loro occhi e ho deciso che avrei iniziato ad aiutarli” racconta nel suo libro “I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini (in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi)”.

Gli ostacoli più grandi arrivano dai cartelli del crimine organizzato che gestiscono le differenti rotte migratorie assaltando e sequestrando i migranti. Arrivano le prime minacce nei confronti del prete che dal 2011 vive sotto scorta. Sulla sua testa i narcos hanno messo una taglia da un milione di dollari. L’altro pericolo per i migranti arriva dalla militarizzazione della frontiera e dalle politiche migratorie restrittive del presidente Trump: “L’unico risultato di queste leggi è che i migranti sono costretti a percorrere rotte sempre più pericolose” racconta Solalinde pensando anche a quello che succede in Italia e in Europa. Negli scorsi anni, il padre ha conosciuto grazie all’esperienza di Carovane Migranti alcune delle realtà e delle persone impegnate in prima linea per aiutare i migranti come il sindaco di Riace Mimmo Lucano: “Non sono preoccupato perché questo governo italiano cambierà presto, questi sono dei selvaggi che andranno civilizzati”