Udienza fissata al 14 gennio 2019. È stato accolto il legittimo impedimento di uno dei difensori ed è stato rinviato il processo di secondo grado che si è aperto oggi a Milano nel quale il fondatore del Carroccio Umberto Bossi, il figlio Renzo Trota e l’ex tesoriere Francesco Belsito sono accusati di appropriazione indebita per aver usato i soldi del partito per fini privati.

La IV Corte d’Appello, presieduta da Cornelia Martini, ha infatti ritenuto legittimo l’impedimento avanzato dall’avvocato Rinaldo Romanelli, nuovo legale di Belsito, in quanto impegnato nel processo genovese, sempre di secondo grado e il cui decreto di fissazione è stato notificato prima rispetto a quello milanese, in cui tra gli imputati per truffa ai danni dello Stato figura pure il suo assistito. Nel disporre il rinvio, la Corte ha anche disposto la sospensione dei termini di prescrizione, come chiesto dal pg, di 60 giorni.

Intanto entro fine novembre la Lega, per effetto di una modifica al codice penale entrata in vigore con il governo Gentiloni, dovrà presentare  la querela nei confronti dei Bossi e di Belsito in quanto per il reato contestato, in base alle nuove norme, non si può più procedere d’ufficio. Qualora il partito, ora guidato da Matteo Salvini, non dovesse sporgere denuncia, verrebbe dichiarata l’improcedibilità e quindi cancellate le condanne inflitte ai tre dal Tribunale nel luglio dell’anno scorso: 2 anni e 3 mesi di reclusione a Umberto Bossi, 1 anno e 6 mesi al ‘Trotà e 2 anni e 6 mesi a Belsito.

Proprio per l’ex tesoriere del Carroccio a Genova il sostituto procuratore generale Luigi Cavadini Lenuzza ha chiesto la conferma della condanna a dieci mesi di reclusione nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta evasione fiscale di due milioni di euro per gli investimenti offshore a Cipro e in Tanzania. Belsito, difeso dall’avvocato Rinaldo Romanelli, in primo grado era stato assolto dall’accusa di evasione fiscale mentre i giudici avevano ritenuto sussistente l’accusa di omessa dichiarazione di circa un milione di euro condannandolo a 10 mesi di reclusione.

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