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Il casinò di Saint-Vincent in amministrazione giudiziaria. “Rimuovere situazioni tossiche e illegali”

Il decreto, disposto dal Tribunale di Torino, interessa per la prima volta una casa da gioco e scaturisce da un'inchiesta iniziata a dicembre 2025 che coinvolge 33 indagati
Il casinò di Saint-Vincent in amministrazione giudiziaria. “Rimuovere situazioni tossiche e illegali”
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Dopo sei mesi di indagini, sequestri e indagati, il Tribunale di Torino ha disposto l’amministrazione giudiziaria per il Casinò di SaintVincent. È la prima volta che si applica questo decreto a una casa da gioco, e rientra nelle operazioni di un’ampia inchiesta iniziata nel dicembre 2025, quando la Guardia di Finanza di Aosta aveva indagato 33 persone a vario titolo, sequestrando circa 5 milioni di euro. Dalle motivazioni del decreto si legge che il “sistema di riciclaggio incentrato sulla casa da gioco valdostana” con reati, tra gli altri, di associazione a delinquere, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio, avrebbe “beneficiato di un’ingiustificata inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti, tale che si è ritenuto che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati descritti”. Il casinò sarà così affidato a due amministratori giudiziari che per un periodo iniziale di un anno avranno poteri specifici per “eliminare le criticità”.

Il Saint-Vincent è della società pubblica Casino de la Vallée Spa, ma posseduta dalla Regione autonoma della Val d’Aosta. La Guardia di Finanza sostiene che i vertici dirigenziali, pur non essendo direttamente coinvolti nei reati contestati, non abbiano preso nessuna iniziativa per arginare il problema “sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo”. Per questi motivi gli si contesta la “colpa di organizzazione” perché l’azienda era dotata sulla carta di procedure per impedire condotte criminose, ma nei fatti ha “disatteso le regole cautelari”. Secondo il Tribunale, per queste ragioni, l’amministrazione giudiziaria è l’unica misura idonea per “rimuovere quelle ‘situazioni tossiche‘ che avrebbero creato l’humus favorevole affinché una casa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente facilmente permeabile ad attività illegali”.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Torino diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, è molto ampia e coinvolge anche figure importanti. Per il caso ad esempio è indagato anche l’imprenditore Aldo Spinelli per la presunta corruzione di due funzionari del Casinò, Augusto Chasseur Vaser e Cristiano Sblendorio, direttore dell’ufficio cambio e fidi, e direttore dell’ufficio marketing della casa da gioco. Spinelli avrebbe infatti cambiato nella casa da gioco 85mila euro in contanti, lasciando mille euro ai due funzionari come “mancia” per la transazione. La cifra però supera la soglia antiriciclaggio e quindi non poteva essere accettata. Un’amica che era con l’imprenditore, Caterina Morgia, è indagata per riciclaggio: in una perquisizione in casa sua avvenuta a dicembre la Gdf ha trovato 130mila euro in contanti.

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