Nessun passo indietro sulla manovra, indipendentemente da spread e bocciatura dell’Ufficio parlamentare di bilancio. I due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, vanno avanti: dopo il vertice notturno e l’accordo per arrivare a qualche “limatura”, la linea è quella di preservare le misure contenute all’interno del provvedimento. La nota di aggiornamento al Def varata dal governo “è un atto di coraggio che gli italiani aspettavano da anni” e “non si può tornare indietro”, ha dichiarato il leader Cinque Stelle in un’intervista a Radio Anch’io. “Non accetto il fatto che se Bankitalia e l’Ufficio parlamentare di bilancio hanno detto che non va bene, allora si torna indietro”. Nella notte a parlare era stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti: “Lunedì tireremo le somme, ma il deficit a 2,4% resta“. Intanto, mercoledì mattina lo spread ha aperto oltre i 300 punti.

Il concetto è stato ribadito anche dal ministro dell’Interno che, ospite ad Agorà, ha garantito che non ci saranno modifiche consistenti al provvedimento: “La manovra non cambia perché lo spread o Bankitalia dicono che non devo toccare la Fornero, io vado diritto. Non torniamo indietro – ha detto ai microfoni del programma di Rai3 – Non facciamoci prendere dal panico che non esiste. Lo spread dipende da persone che nelle multinazionali e negli istituti finanziari importanti decidono con un click se comprare o vendere. Ci sono pochi, grandi personaggi che sperano che l’Italia salti. L’Italia non salta, il Governo va avanti. Se qualcuno continua a speculare sull’Italia, sbaglia a farlo”. Poi ha concluso: “Tutti contro l’Italia – ha detto – perché in Italia ci sono aziende sane che qualcuno vuole comprare sottocosto. Penso a pezzi di Eni, di Enel. Complotto? Ma che complotto, non ci sono marziani”. Una delle soluzioni previste è quella di “abbassare le tasse” per coloro che investono sui titoli italiani: “Non vogliamo certo chiedere l’oro per la Patria – ha continuato – Ma aiutare chi investe nei titoli italiani è nostra convinzione da anni ed è contenuta nel contratto di Governo. È possibile pensare a nuove emissioni di titoli facendo pagare meno tasse a chi investe nel proprio Paese”.

Fermo sul “no” al dietrofront sul Def anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, che a Omibus su La7 ha dichiarato: “Non c’è possibilità di cambiare la manovra – ha detto – Se noi vogliamo accettare uno Stato in cui le politiche economiche sono decise in base allo spread, in cui la finanza speculativa decide le politiche del governo. Se è cosi, tanto vale dare le chiavi a Soros a Blackrock e diciamo governate voi. Gli italiani hanno votato per cambiare. La cosa positiva è che i mercati non temono le politiche espansive ma l’instabilità. Siccome il governo è stabile, lo spauracchio dello spread a 400 e tutte le drammatizzazioni sono solo il frutto di un tentativo di far cadere una maggioranza che finalmente risponde ai cittadini e non ai mercati speculativi. Se anziché agitare lo spauracchio dello spread a 400,  spiegassimo la manovra, che i giovani possono trovare un posto di lavoro e che se non lo trovano vengono accompagnati a cercarlo, o che i cittadini truffati dalle banche vengono rimborsati, allora sarebbe tutto diverso”. Poi, passa all’attacco di Bankitalia: “La credibilità di Bankitalia è venuta meno. Ricordo le banche fallite e Bankitalia che non ha vigilato. Noi dobbiamo ricostruire la credibilità complessiva”.

Intanto, mercoledì mattina lo spread ha aperto sopra i 300 punti base, più alto rispetto alla chiusura di martedì sera, a 292. Martedì, però, il differenziale tra Btp e Bund a dieci anni è schizzato oltre quota 315 punti, con i titoli italiani che sono arrivati a pagare il 3,69%, record dal 2013.

Nella notte, i vertici del governo hanno preso parte a un incontro di un’ora e mezzo sul Def a Palazzo Chigi voluto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Oltre al premier e ai due vicepremier, hanno partecipato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e Giancarlo Giorgetti. “Stiamo limando, aggiungendo, migliorando. Legge Fornero, pace fiscale, riduzione delle tasse. Ma le riunioni le facciamo indipendentemente da ciò che dicono a Bruxelles“, ha dichiarato Salvini all’uscita dall’incontro. Quando gli viene chiesto delle coperture, il leader del Carroccio, almeno per il suo ministero, dice di voler risparmiare sul fronte accoglienza e immigrazione: “Per quanto riguarda il mio ministero, conto di risparmiare almeno mezzo miliardo di euro di spesa corrente alla voce accoglienza e immigrazione. E di questo mezzo miliardo circa 380 milioni andranno in assunzione di forze dell’ordine“, ha concluso. Giorgetti, invece, rimanda ogni dichiarazione a lunedì prossimo, anche se conferma: “Il rapporto deficit-Pil a 2,4% resta”.

Dl fiscale, Di Maio: “In Consiglio dei ministri lunedì”
Mercoledì doveva essere anche il giorno dell’approvazione del decreto fiscale che, però, è saltato. Prossimo appuntamento per il voto è fissato a lunedì, come annuncia anche Di Maio: “Lunedì si vota il nuovo decreto fiscale, ci saranno 50 milioni di euro” per gli sfollati di Genova, “una somma che permetterà al commissario Bucci di poter avviare i rimborsi alle famiglie. Metteremo quei soldi non ancora messi nel decreto emergenze”, ha dichiarato il vicepremier ai microfoni di Radio Anch’io.

Il sottosegretario all’economia, Massimo Bitonci, entra più nello specifico, sempre parlando a Radio Anch’io: “Stiamo valutando con il ministero dell’Economia e delle Finanze una possibile soglia per poter effettuare lo stralcio complessivo di tutte quelle cartelle piccole, sotto i 1000 euro o sotto i 5000 euro, che sono il 55% del ‘magazzino’ complessivo”, cioè i crediti non riscossi, che vale “850 miliardi“. “Dal punto di vista quantitativo non pesano molto – ha poi concluso -, ma interessano quasi 15 milioni di contribuenti“.

Una prima risposta alle parole del governatore della Liguria, Giovanni Toti, che in audizione di fronte alle commissione Trasporti e Ambiente della Camera si è lamentato della mancanza di fondi per Genova: “È inutile fare l’assalto alla diligenza. È nota la situazione del bilancio dello Stato e inoltre il dl si discute in contemporanea con legge di stabilità. Ma il volume di danno della comunità di Genova è molto superiore a quanto previsto dal decreto. Sono dotazioni che non soddisfano le esigenze larghe della comunità ligure, anche se al momento non mi sento neppure di dare delle cifre esatte”.