Sabato sera a Latina a chiudere la festa regionale della Lega è venuto il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. Ha fatto un po’ aspettare le persone che assiepavano il Parco Falcone-Borsellino, ma dopo il suo comizio, per farsi perdonare e come ormai fa dappertutto, si è messo in posa con chiunque gli chiedesse un selfie. Tanto che il giorno dopo i social erano pieni delle sue immagini. Chapeau! E’ davvero un bravo comunicatore. E questo atteggiamento piace, inutile nasconderlo.

Sotto il palco ad attenderlo c’erano anche alcuni politici di destra che per anni hanno governato questa città. Meglio riposizionarsi e farlo in fretta, perché poi potrebbe arrivare la grande massa. E anche lì selfie a non finire. Dai su, un posticino alle prossime elezioni potrebbe sempre far comodo. Che problema c’è se si transita da uno o più partiti ad altri? Anche se quelli della Lega il giorno dopo la vittoria in una conferenza stampa avevano assicurato che non avrebbero accolto le persone riciclate. Staremo a vedere.

Governa da qualche anno la città di Latina il civico Damiano Coletta, che per rispetto istituzionale appena saputo che il ministro degli Interni sarebbe venuto a Latina, lo ha invitato in Comune per un incontro per parlare dei problemi della città. La missiva è stata inviata al suo Capo di gabinetto, che qualche giorno dopo, per telefono al suo collega del Comune, ha fatto sapere che l’invito era stato accettato. L’incontro sarebbe avvenuto in Prefettura alle ore 19 di sabato.

Tutto bene, insomma. Ma un paio d’ore prima arriva la telefonata che no, per un contrattempo questo incontro era saltato. A quel punto il prefetto Maria Rosa Trio e il questore di Latina Carmine Belfiore per salutare il ministro sono dovuti andare al Parco. Ma Coletta no, essendo una istituzione non dipendente dal governo, non era affatto tenuto. Nel suo comizio Salvini comunque non ha nascosto i suoi passaggi pomeridiani, Festa della Polizia, prima, Giornata mondiale del sordo e derby Roma-Lazio.

Coletta, ingoiata la delusione, ha preso carta e penna e scritto al ministro, descrivendogli le emergenze di questa città. Che sicuramente saranno uguali a tante altre realtà, specifica, ma va da sé, che il recupero della piena sicurezza dei territori non può essere obiettivo slegato dal potenziamento delle risorse di uomini, mezzi e infrastrutture destinati a tale scopo.

E questo è un dato di fatto generale. Ma ce ne è uno ben diverso e riguarda l’infiltrazione mafiosa nel territorio pontino e “i recenti fatti di cronaca avvalorano purtroppo questa tesi. Varie inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine – ‘Don’t Touch’, ‘Alba Pontina’ e altre – segnalano l’attività di organizzazioni criminali che si sono sviluppate qui, in questo territorio e come dice il sindaco “con la colpevole disattenzione – se non vera e propria compiacenza – di una parte della classe politica locale coinvolta nelle inchieste”. Una mafia che tenta di radicarsi nel territorio per conquistare importanti sistemi produttivi, come confermano i lavori della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella discarica di Borgo Montello. Che fare allora? Coletta ha un’idea: istituire una seconda Direzione Distrettuale Antimafia nel Lazio e collocarla a Latina. Il nostro territorio ha dei seri problemi, il sud pontino in primis, dove la chiusura del Tribunale di Gaeta ha creato falle nella sicurezza e legalità. Peraltro serve, suggerisce il sindaco anche un presidio di sicurezza nella realtà internazionale del Mercato Ortofrutticolo di Fondi, da anni attenzionato.

E poi la stoccata sull’immigrazione. Per Coletta un governo efficiente del fenomeno migratorio rende la città più sicura e serena. Latina è una città giovane ed è nata da una forte migrazione interna venuta dall’alta Italia per lavorare nelle terre della bonifica. Non solo. Ma dal 1957 al 1989, noi, proprio al centro della nostra città, e ce lo ricordiamo tutti, c’era il più grande Campo profughi europeo, gestito dal Ministero dell’Interno. Vi sono transitati 80mila profughi provenienti tutti dall’Europa dell’est. Un grande muro separava questo piccolo mondo di stranieri dal resto della città. Alcune casette, in quel parco diventato ormai dell’Università pontina ancora resistono a testimonianza di questo passaggio storico. Il sindaco comunque a supporto di quanto scrive cita gli attuali progetti di accoglienza messi in atto dalla sua Giunta.

Ma siccome in questa città non ci facciamo mancare nulla, abbiamo da anni in piedi un grosso problema infrastutturale, che è la strada statale Pontina. Da anni dicono che verrà sistemata, o messa in sicurezza o allargata. Niente di questo accade e la gente continua a morire su quell’unica trafficatissima arteria, unica perché solo da lì si entra e si esce da questa città.

Insomma ministro, questo avrebbe voluto dirle il sindaco. Niente di trascendentale. Sono problemi che un primo cittadino ha il dovere di trasmettere a chi rappresenta le più alte Istituzioni. Ora non resta che attendere una risposta. Verrà? Non verrà? A me come a tanti altri non dispiacerebbe se arrivassero delle risposte.

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