“Viaggiare con un bambino è difficile, ma situazioni come queste lo rendono una missione impossibile”. Il volo da Milano a New York si è trasformato infatti in un incubo per la make-up blogger Clio Zammatteo, meglio conosciuta sui social come Clio Make Up. È stata lei stessa a raccontare la sua disavventura in un lungo post su Instagram, in cui ha accusato la compagnia aerea Emirates di averla costretta a lasciare il suo posto per trascorrere quattro delle otto ore di volo su una panca di passaggio nel corridoio tra il bar e il bagno a causa delle lamentele degli altri passeggeri per i pianti, a detta di Clio non così frequenti, della figlia di un anno.

“Dopo il decollo Claudio (il marito di Clio, ndr) crolla e si addormenta per un’oretta, io cerco di intrattenere Grace al meglio, sperando che a poco a poco le venga voglia di farsi un sonnellino”, racconta Clio su Instagram. “Decido di tenerla stretta a me per farla addormentare e lei, per qualche minuto prima di lasciarsi andare, si fa scappare qualche gridolino e un po’ di pianto, che andava lentamente a scemare – prosegue-. A questo punto una hostess, a suo dire responsabile del servizio in cabina, si avvicina e gentilmente mi ‘invita’ a spostarmi con Grace dal nostro posto al retro dell’aereo, ancora più in fondo, fuori dalla cabina passeggeri, nell’area bar/bagni, dato che qualche passeggero si era lamentato del pianto di Grace. Io rimango al momento basita, visto che Grace aveva davvero pianto per una manciata di minuti, prima di addormentarsi. Claudio mi chiede cosa mi avesse detto la hostess e gli racconto dell’ ‘invito’ che abbiamo ricevuto, lui a questo punto chiede spiegazioni alla hostess che conferma l’invito, a suo dire ‘volontario’, a spostarci, al pianto di Grace, nella zona bar/bagni nel retro dell’aereo, viste le lamentele di altri passeggeri per il rumore…”.

 

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Ieri a bordo del volo EK205 di @emirates partito da Milano verso New York City delle 16:17 Grace, Claudio ed io abbiamo vissuto una delle esperienze di viaggio più umilianti, avvilenti e disarmanti di sempre. Vi racconto cosa è successo perché penso possa essere utile a tante famiglie che dovranno, magari in futuro, viaggiare sui loro aerei coi loro bambini: Saliamo a bordo e veniamo accolti, come sempre, dal personale gentile e sorridente, ci accomodiamo ai nostri posti e dopo qualche decina di minuti di attesa l’aereo prende il volo verso casa. Abbiamo passato un mese intenso, pieno di progetti e di attività, siamo stanchissimi, ma davvero felici di poter tornare a casa dai nostri gattoni insieme alla piccola Grace. Dopo il decollo Claudio crolla e si addormenta per un’oretta, io cerco di intrattenere Grace al meglio, sperando che a poco a poco le venga voglia di farsi un sonnellino; Grace è vispa e attiva, gioca, prova a dire qualche parolina come ogni bimbo della sua età. Mi accorgo che i suoi occhietti diventano un po’ più “da sonno” e allora decido di tenerla stretta a me per farla addormentare e lei, per qualche minuto prima di lasciarsi andare, si fa scappare qualche gridolino e un po’ di pianto, che andava lentamente a scemare. A questo punto una hostess, a suo dire responsabile del servizio in cabina, si avvicina e gentilmente mi “invita” a spostarmi con Grace dal nostro posto al retro dell’aereo, ancora più in fondo, fuori dalla cabina passeggeri, nell’area bar/bagni, dato che qualche passeggero si era lamentato del pianto di Grace. Io rimango al momento basita, visto che Grace aveva davvero pianto per una manciata di minuti, prima di addormentarsi. Claudio mi chiede cosa mi avesse detto la hostess e gli racconto dell’ ”invito” che abbiamo ricevuto, lui a questo punto chiede spiegazioni alla hostess che conferma l’invito, a suo dire “volontario”, a spostarci, al pianto di Grace, nella zona bar/bagni nel retro dell’aereo, viste le lamentele di altri passeggeri per il rumore…CONTINUA NELLE IMMAGINI DELL’ALBUM… @emirates #emiratesairline

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Poi, Clio Zammatteo conclude con uno sfogo rivolto contro la compagnia aerea, che a suo dire non ha trattato con uguaglianza i suoi passeggeri. “I bambini hanno il diritto di viaggiare come tutti gli altri, devono ricevere lo stesso livello di cura, sicurezza e tranquillità e nel momento in cui si debba decidere tra il comfort di un passeggero e l’uguaglianza nel trattamento di tutti dovrebbe essere vostro dovere scegliere l’uguaglianza, altrimenti necessariamente si cade in situazioni umilianti e discriminatorie”, scrive indignata la make-up blogger, che poi si rivolge anche agli altri passeggeri che erano in volo con lei. “Da voi non si può pretendere nulla, ma un mondo senza empatia è vuoto e carico solo di odio quando una specie arriva a non proteggere i propri piccoli è la società intera a pagarne il prezzo”.

Immediata la reazione dei suoi oltre 2 milioni di followers, che in molti si sono schierati in suo sostegno. Ma non sono mancate le polemiche da parte di chi sottolinea la necessità di un maggiore rispetto da entrambe le parti, invitando anche le madri a cercare di fare in modo che i propri figli non compromettano la tranquillità altrui. C’è poi anche chi accusa la make-up blogger di avere esagerato, spiegando come situazioni del genere siano comuni a molte madri che però le accettano con rassegnazione.

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