Lo avevano denunciato fin dal 28 agosto i vigili del Fuoco dell’Usb: “Tra le macerie del ponte Morandi ci sono detriti di amianto, bisogna attivare i protocolli di sicurezza”. Ma i primi controlli dell’Arpal erano risultati negativi e i lavori di rimozione delle macerie erano andate avanti, tra la perplessità degli addetti ai lavori che nei giorni scorsi hanno trovato purtroppo conferma ai loro timori.

I tecnici di Spea, durante le ispezioni al cantiere, hanno trovato amianto vicino ai resti della pila 9, quella crollata lo scorso 14 agosto. L’amianto non sarebbe contenuto tra le  macerie del ponte ma rinvenuto tra i resti delle officine della zona. Così alla denuncia di Costantino Saporito, dirigente dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco, si unisce quella di Roberto Traverso, dirigente del Siap: “Abbiamo chiesto ai datori di lavoro della Polizia di Stato garanzie sulle condizioni di lavoro in questi giorni nell’area del crollo del ponte Morandi”.

Alla vicenda si stanno interessando i tecnici della Asl e si proseguirà con l’opera di bonifica. “La presenza di amianto, mette a rischio la salute pubblica e quella dei soccorritori, che nel caso dei vigili del fuoco li vede come primi esposti ad eventuali contaminazioni – sottolinea Saporito per l’Usb – bisognerebbe trarre lezione da questi eventi affinché i controlli non vengano fatti su richiesta di noi lavoratori, ma ci sia una prevenzione che tuteli la salute dei cittadini e non aggiunga ulteriori danni e perdite a quelle che si verificano in casi come questo. Fare presto a tutti i costi nel lungo termine può essere contro producente per tutti, e stato di emergenza non può significare deroga ai diritti basilari dei lavoratori e dei cittadini”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Corruzione, arrestato il sindaco di Ponzano: “Tangenti da Sergio Scarpellini”

prev
Articolo Successivo

Monza, 23enne chiede aiuto alla scuola: “Mi tengono in Pakistan”. Ministro degli Esteri Enzo Moavero segue il caso

next